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Il crollo dell'Impero romano

Antichi sepolcri romani tra la vegetazioneCon la concessione della cittadinanza romana, la civitas, ai popoli d'Italia che non avevano preso parte alla Guerra Sociale contro Roma, dall'89 a.C. anche i cittadini dei territori etruschi vengono ormai integrati nello Stato Repubblicano di Roma.

La storia della Tuscia dunque, segue le sorti dell'Urbe alla cui politica prendono parte attiva anche personaggi dalle origini etrusche, come era stato, secoli prima, nel periodo della monarchia etrusca su Roma: tra questi due imperatori, Otone, della gens dei Salvii di Ferento, e Treboniano Gallo, della gens dei Vibii Galli di Perugia.
Cultura, tradizioni ed usanze di questo popolo non scompaiono nella cultura romana, anzi ne faranno parte, spesso in modo attivo, come ad esempio le pratiche divinatorie degli Aruspici che saranno consultati persino dagli imperatori. L'interpretazione dei segni divini alla base dell'Aruspicina viene ancora utilizzata in piena età cristiana, in occasione del sacco dei Goti di Alarico a Roma nel 410.
La diffusione degli alfabeti etrusco-settentrionali, soprattutto in area retica, influenzerà persino la nascita della scrittura runica, utilizzata dal medioevo nell'Europa del nord, fino all'Islanda.

La storia della fine dell'Impero Romano è fortemente influenzata dalla divisione in Impero Romano d'Occidente ed Impero Romano d'Oriente avvenuta nel III secolo, nonché dalle successive ondate invasive dei popoli barbarici che, ripetutamente, nel corso dei secoli, forzano i confini dell'Impero stesso, su più fronti, indebolendo psicologicamente e militarmente gli eserciti romani. Le diverse incursioni vengono respinte, ora con brillanti azioni militari, ora con il pagamento di somme in oro, vero e proprio ricatto effettuato dai capi barbari. Ma è proprio con i Goti di Alarico che inizia una serie di forti difficoltà, a cominciare dal sacco di Roma del 410.
La disunità e disorganizzazione dell'amministrazione imperiale romana, divenuta ormai un'entità difficilmente gestibile, portano all'inevitabile perdita di diverse province periferiche dell'Impero che diventano regni romano-barbarici dii Goti, Unni e Vandali.
Un altro saccheggio viene perpetrato ai danni dell'Urbe da parte dei Vandali di Genserico nel 455. Nel 475 il generale Giulio Oreste depone l'imperatore Giulio Nepote e pone sul trono del travagliato impero il figlio Romolo Augustolo: è l'ultimo imperatore, deposto l'anno successivo da Odoacre, capo degli Eruli, che governa l'Impero d'Occidente tra il 476 ed il 493.
Il 476 è la data della caduta dell'Impero Romano d'Occidente, annesso e subordinato a quello d'Oriente dell'imperatore di Costantinopoli Zenone.
L'Impero Romano d'Occidente è ormai nelle mani dei Barbari.



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