
La Civiltà appenninica (1400-1300 a.C.) prende il nome dalla significativa concentrazione dei giacimenti archeologici lungo le fasce pedemontane della dorsale appenninica. L'economia delle genti appenniniche è caratterizzata dall'allevamento transumante dei caprovini, dalla trasformazione dei prodotti caseari e dalla lavorazione della lana; è in questo periodo del II millennio a.C. che si nota la diffusione della pratica dell'allevamento transumante, conseguenza del clima mediterraneo: la ricerca di pascoli montani in estate e di pianure più mitigate, poste vicino al mare e non coperte dalle nevi in inverno, è una pratica che continua in parte ancora oggi.
Caratteristiche di questa cultura sono le ceramiche buccheroidi, nerastre, molto spesse, decorate con incisioni e puntinature, in meandri, zig-zag, denti di lupo, linee geometriche. Fossile guida e simbolo di questa civiltà sono i bollitoi per il latte e le tazze carenate con anse cornute.
Tra i manufatti in bronzo più diffusi ricordiamo le asce ed i pugnali. La località più importante per lo studio di questa civiltà si trova in provincia di Viterbo ed è Luni sul Mignone (Blera). Sull'abitato di Luni, posto su un alto sperone tufaceo delimitato dal torrente Vesca e dal fiume Mignone, gli scavi condotti negli anni '60 dagli archeologi dell'Istituto Svedese di Studi Classici e della Soprintendenza Archeologica hanno evidenziato un'interessante stratigrafia, cioè una serie di strati successivi tra loro, contenenti testimonianze di una frequentazione pressoché ininterrotta dal neolitico all'eneolitico, all'età del Bronzo, all'età del Ferro, al periodo etrusco, romano e medievale. Sull'abitato sono state messe in luce le piante di alcune capanne della metà del II millennio a.C., con il fondo parzialmente scavato nella roccia tufacea ed i muri costruiti con pietrame a secco, sorreggenti la struttura di legno del tetto a doppio spiovente; quest'ultimo era a sua volta coperto con rami e frasche. All'interno di queste capanne, lunghe anche una ventina di metri, vivevano più nuclei familiari. Oltre a queste "case lunghe" ed alla "casa del capo" a pianta quadrangolare, sull'altura di Luni e sulla vicina di Monte Fornicchio sono state rinvenute le tracce circolari ed ellittiche di capanne, mostrate dai fori scavati nel terreno ed in cui erano piantati i pali.
Tra i siti principali dell'età del Bronzo nella provincia di Viterbo ricordiamo quelli della valle del Fiora (Grotta Misa e Sorgenti della Nova), le Cavernette Falische (Corchiano) e San Giovenale (Blera), anche quest'ultima interessata da attività di scavo dell'Istituto Svedese di Studi Classici.
Come abbiamo detto, la sussistenza degli abitanti di queste località della Tuscia era legata all'allevamento, soprattutto transumante di caprovini, ma anche stanziale di bovini e suini, ed alla coltivazione di cereali e legumi. Alcuni siti, come Luni, mostrano una marcata stabilità ed una coltivazione intensiva; altri sono a carattere stagionale, di dimensioni minori, legati soprattutto alla pastorizia non stanziale. Interessante la distribuzione dei manufatti metallici come, ad esempio, i pugnali, classe di armi che sin dal Neolitico (in quel periodo in selce e non in bronzo) testimoniano lo scambio di beni anche a lunga distanza, in tutta la penisola italiana. L'utilizzo degli utensili metallici come armi o come arnesi da lavoro è in continuo aumento nel corso del II millennio a.C., fino ad assumere una diffusione totale ed una presenza certa in ogni contesto funerario all'inizio del I millennio a.C.
Sin dalla metà del II millennio a.C. si possono già notare i processi culturali e gli aspetti insediamentali che porteranno, nel millennio successivo, alla nascita delle future città etrusche. Gli stessi aspetti culturali della Civiltà Appenninica continuano anche nella facies subappenninica, attestata negli stessi territori fino alla fine del II millennio. Segue l'aspetto culturale del Protovillanoviano che, secondo alcuni autori, rappresenta già una caratterizzazione preistorica del futuro popolo etrusco.
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