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Itinerario Archeologico

La presenza dell'Uomo nel territorio della Tuscia risale alla preistoria, al Paleolitico, ma le testimonianze del suo passaggio più antico sono relativamente poche anche a causa delle coltri di materiali vulcanici più recenti che le hanno coperte. E' l'Eneolitico, l'Età del Rame, a restituirci i reperti di una cultura, diffusa nell'Europa centrale, che proprio nella Tuscia assume caratteri "locali": la Cultura di Rinaldone, dall'omonima località presso Viterbo dove sono state rinvenute numerose tombe collettive. All'occhio del visitatore la testimonianza più affascinante ed evidente sono le numerose necropoli etrusche, dalle migliaia di camere sotterranee, talora con decine e decine di sepolcri scavati nella roccia vulcanica. Costruite spesso a somiglianza delle abitazioni, per consentire al defunto una vita oltre la morte, hanno restituito agli archeologi numerosi oggetti di corredo, talora dall'eccezionale manifattura. I numerosi Musei della Tuscia, Civici e Nazionali, custodiscono gran parte di questo patrimonio e meritano certamente una visita. L'età romana inizia con la conquista della fine del IV secolo a.C.: le truppe del console Quinto Fabio Rulliano riescono ad attraversare la fitta foresta cimina nel 310 a.C. e ad irrompere nella piana di Viterbo, l'etrusca Sorrina. In pochi anni il Genio militare romano contribuirà al cambiamento dell'organizzazione territoriale costruendo grandi strade, ponti viadotti. Le nuove colonie saranno fondate in zone pianeggianti, spesso distanti dai principali centri etruschi, con fortificazioni, teatri, anfiteatri, acquedotti. Numerose le testimonianze dell'età romana presenti sul territorio. Nel Medioevo si torna agli insediamenti etruschi fortificati, posti spesso su alture tufacee: sono secoli di insicurezza sociale, di invasioni, di pestilenze. Ma sono anche secoli che hanno restituito capolavori dell'architettura romanica e gotica, della ceramica e della pittura. Inizia nel tardo medioevo il periodo "papale" della Tuscia: da sede papale a "feudo" nepotistico, con la costituzione di veri e propri dominii (addirittura uno Stato, il Ducato di Castro). L'ottima conservazione ambientale, il mantenimento dell'urbanistica e dell'edilizia dei centri storici, l'assenza di grandi insediamenti urbani ed industriali, sono fattori che hanno consentito nel territorio la naturale conservazione di gran parte delle risorse archeologiche ed architettoniche, oggi valore dell'umanità e motore di sviluppo compatibile: una grande risorsa per la Tuscia. Un itinerario alla scoperta dell'archeologia della Tuscia Il tour parte da VITERBO, città che conserva le necropoli e gli insediamenti etruschi architettonicamente più interessanti. Oltre alle necropoli di CASTEL D'ASSO e NORCHIA (IV sec. a.C.), i cui reperti sono conservati nel MUSEO NAZIONALE di Rocca Albornoz e nel MUSEO CIVICO di S. Maria della Verità, straordinari esempi dell'architettura etrusca sono presenti all'ACQUAROSSA, dove sorgeva un importante insediamento etrusco, fiorente nell'età arcaica (VI-V secolo a.C.). Gli scavi lì condotti negli anni '60 hanno portato alla luce eccezionali testimonianze della vita quoitidiana di questo popolo dell'Italia antica, fino ad allora conosciuto quasi esclusivamente dai corredi e dall'architettura funeraria. Per immergersi nell'Età romana bisogna invece fare un salto alle suggestive rovine di FERENTO le cui origini risalgono al III secolo a.C., o ai resti delle TERME ROMANE in località Bagnaccio. Dopo aver superato i Monti Cimini, le successive fermate riguardano le rovine di FALERII NOVI situate nei pressi di FABRICA DI ROMA, il MUSEO NAZIONALE di CIVITA CASTELLANA (all'interno della quattrocentesca Rocca Borgiana), l'antica FALERI VETERES (la capitale dei Falisci, una popolazione di origini diverse dagli Etruschi ma ad essi vicina per cultura ed alleanze, in lotta con i Romani dal IV secolo a.C. e da essi conquistata nel 241 a.C.), le necropoli (VI-IV secolo a.C.) e lo splendido ANFITEATRO di SUTRI. Di particolare interesse le necropoli etrusche di SAN GIULIANO (VIII-III sec. a.C.) a BARBARANO ROMANO e di PIAN DEL VESCOVO e del MATTARELLO (VIII-II sec. a.C.) nella vicina BLERA. A San Giuliano sono visibili anche imponenti resti della fase medioevale dell'insediamento. Nel territorio di Blera è possibile visitare i resti degli insediamenti preistorici ed etruschi di LUNI SUL MIGNONE e SAN GIOVENALE. Per comprendere l'architettura rupestre d'età ellenistica (IV-III secolo a.C.) consigliamo la visita alla necropoli etrusca di Norchia dominata dalla rocca tufacea dove sorgeva la città, con resti di una suggestiva chiesa romanica. I centri che abbiamo ricordato erano collegati dalla VIA CLODIA, la principale via di comunicazione interna prima che i romani realizzassero l'Aurelia e la Cassia. La via fu sistemata dopo la conquista dell'Etruria e prese il nome da un Clodio che si occupò del suo rifacimento, realizzato unendo tratti di vie etrusche. Ampi resti di basolato romano appartenenti all'antica via sono ancora oggi visibili all'interno di fitte boscaglie. Nel territorio di VETRALLA sono presenti le necropoli etrusche di GROTTA PORCINA (VII-III secolo a.C.) e del CERRACCHIO (VI-V secolo a.C.), oltre ai resti di FORUM CASSII, antica stazione di posta e sede dell'amministrazione romana, lungo la via consolare Cassia. Una suggestiva strada immersa nel verde ci porta a TUSCANIA. Qui gli Etruschi realizzavano ed esportavano i suggestivi sarcofagi in nenfro, una pietra vulcanica resistente e facilmente lavorabile, oggi visibili all'interno del MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE di S. Maria del Riposo e all'esterno della cattedrale romanica di San Pietro. Ben dodici sono le necropoli etrusche di Tuscania. Le più famose: quella dell'OLIVO (V-IV secolo a.C.) con la Tomba della Regina, della PESCHIERA (VII-VI secolo a.C.) con la Tomba a Dado e di PIAN DI MOLA (VI secolo a.C.). Al periodo romano risalgono invece i resti delle TERME, della VIA CLODIA e di alcune ville situate sull'acropoli di S. Pietro. Da Tuscania raggiungiamo TARQUINIA, città natìa del poeta Vincenzo Cardarelli. La visita a Palazzo Vitelleschi, interessante esempio dell'architettura gentilizia tardo medievale e rinascimentale e sede del Museo Archeologico Nazionale, rappresenta una tappa obbligata per tutti coloro che vogliono conoscere da vicino la civiltà etrusca. Tarquinia è candidata a divenire un sito tutelato dall'UNESCO: non fosse per altro che per le uniche TOMBE DIPINTE, frutto della straordinaria simbiosi artistica tra gli Etruschi e gli influssi culturali dell'oriente ellenico. Tra le più interessanti, le tombe del TRICLINIO (V secolo a.C.), degli AUGURI (530 a.C.), del BARONE o dei CAVALLI (fine VI secolo a.C.), della CACCIA e della PESCA (520-510 a.C.), dei GIOCOLIERI (fine VI secolo a.C.), CARDARELLI (fine VI secolo a.C.), dei LEOPARDI (470 a.C.) e dell'ORCO (IV secolo a.C.), dalle pareti affrescate da migliaia di pitture, eccezionale testimonianza della ricchezza culturale di questo popolo.E' d'obbligo una visita alla sede della città antica di Tarquinia, un ampio pianoro panoramico in cui sono oggi visibili gli imponentii resti del tempio etrusco dell'ARA DELLA REGINA. Da qui proviene un capolavoro dell'arte etrusca d'età ellenistica (IV-III secolo a.C.): i celebri CAVALLI ALATI facenti parte del frontone che decorava l'adificio sacroNei pressi della costa sorgono le strutture del porto etrusco e poi romano di GRAVISCA. Dalla cittadina costiera, percorrendo l'Aurelia, si raggiunge VULCI, nel territorio di CANINO e MONTALTO DI CASTRO. Siamo senza dubbio in uno dei luoghi più ricchi di testimonianze archeologiche, ma anche di suggestione, della regione. Numerose le necropoli etrusche (contenenti oltre trentamila tombe), tra cui quelle di PONTE ROTTO, OSTERIA, CAVALUPO, CUCCUMELLA (con la famosissima Tomba François del IV secolo a.C.). Su di esse dominano gli imponenti resti della CIVITA etrusco-romana; a poca distanza il MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE, realizzato all'interno del Castello della Badia, un maniero turrito e merlato costruito in scura pietra lavica a guardia di un'alto ponte sul fiume Fiora, antico confine "fisico" tra l'Etruria meridionale e la settentrionale ed in seguito "politico" tra lo Stato della Chiesa e l'Arciducato di Toscana. Il nostro itinerario può dirigersi pochi chilometri più a nord, alla scoperta degli antichi romitori medievali di Poggio Conte e di Ripatonna Cicognina, scavati nella roccia tufacea a picco sulle rive del Fiora. Da qui ci si sposta per raggiungere FARNESE e ISCHIA DI CASTRO dove è stato scoperto e scavato il sito preistorico (Età del Bronzo) di SORGENTI DELLA NOVA, un insediamento costruito su un terrazzo fluviale del Fiora. Nella zona sono presenti numerose necropoli etrusche sparse sul territorio (VII-VI secolo a.C.) e le rovine della città morta di CASTRO, la capitale del Ducato dei Farnese, uno stato nello stato voluto da papa Paolo III Farnese per il figlio, progettata da antonio da Sangallo e realizzata dal 1537 al 1547, distrutta nel 1649 dalle truppe pontificie e mai più ricostruita. Ultime tappe del nostro itinerario archeologico sono il LAGO DI MEZZANO, con importanti resti di un insediamento preistorico su palafitte, oggi sommerso, la vasta necropoli etrusca di BISENZIO a CAPODIMONTE, il villaggio preistorico del GRAN CARRO, sommerso nelle acque del lago di Bolsena, le necropoli etrusche di POGGIO PESCE e BATTAGLINI. Gran parte delle testimonianze archeologiche del comprensorio del lago sono conservate nel MUSEO TERRITORIALE DEL LAGO di BOLSENA, ospitato dal Castello Monaldeschi nell'omonima cittadina; infine, a GROTTE DI CASTRO, le singolari necropoli etrusche di VIGNA DI PIAZZA, di MACCARINO, con le particolari tombe dipinte, e di PIANEZZE (VII-V secolo a.C.).



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