
La documentazione archeologica relativa all'età del Bronzo nella Tuscia è molto interessante: la maggior parte dei dati proviene proprio da siti della provincia di Viterbo, poiché è in quest'area che sono state condotte molte indagini archeologiche.
Qui è stata riscontrata una continuità di insediamento sin dalla metà del II millennio. I dati consentono però di delineare un quadro chiaro della organizzazione del territorio solo per l'età del Bronzo tardo (fine del II millennio a.C.), poiché è in quest'ambito cronologico che sono state rilevate situazioni insediative analoghe e sufficentemente rappresentative.
Tra la fine dell'Antica e l'inizio della Media Età del Bronzo gli abitati sono spesso su alture tufacee, sulla riva dei laghi o in prossimità della costa.
Con l'inizio della Tarda Età del Bronzo (XI-X secolo a.C.) gli insediamenti sono quasi esclusivamente su alture, fino a 1.000 metri s.l.m. (Monte Morra, prov. di Roma), allineati lungo i principali itinerari di transumanza, e spesso sorgono su abitati del Bronzo medio. In questa fase si nota un aumento delle loro dimensioni: nell'area occupata dall'insediamento infatti, sono presenti diversi nuclei abitativi, dislocati sia sulle alture vicine che alle loro pendici. Le alture comunque non sono occupate esclusivamente dagli abitati e si suppone che ci fossero delle aree al loro interno destinate all'agricoltura e al ricovero degli animali allevati. Le zone più elevate sono forse occupate da membri dei gruppi sociali emergenti.
La popolazione degli abitati era formata da persone collegate da vincoli più o meno diretti di parentela e, l'appartenenza a diversi "clan" è forse riflessa dalla differente dislocazione dei nuclei di capanne che li costituiscono (come ad esempio rilevato a Luni sul Mignone e sulla vicina altura di Monte Fornicchio).
Fino alla fine della Tarda Età del Bronzo non sembra possibile distinguere dei villaggi più importanti rispetto ad altri, ma solamente alcuni con un maggior numero di abitanti come, ad esempio, Luni sul Mignone.
Nella fase finale dell'Età del Bronzo il territorio viene organizzato diversamente: gli abitati non sono più legati esclusivamente ai tratturi e la loro distribuzione appare per questo più spaziata. L'abitato tipico di questa fase occupa un'area di ca. 5 ettari, posta su una rupe alla confluenza di due corsi d'acqua; come per l'età precedente non tutta è abitata: parte è infatti destinata all'agricoltura e all'allevamento degli animali.
La tipologia d'insediamento prevede anche abitati in grotta ed in prossimità della costa, differenza forse dovuta alle diverse risorse disponibili localmente. Lo sfruttamento intensivo del territorio è testimoniato ad esempio dalla forte intensità abitativa dell'antica Tuscia: in questo territorio sono stati rilevati più di settanta abitati. La loro distribuzione copre uniformemente il territorio ed i villaggi non distano tra loro che 5-6 chilometri. Gli abitati sono poco conosciuti per quel che riguarda l'organizzazione interna, visto che in pochi di essi sono stati effettuati degli scavi archeologici estensivi. Alcuni dati interessanti provengono dal sito di Castellaccio di Sorgenti della Nova nella media valle del Fiora (Ischia di Castro), un abitato di circa 5 ettari d'estensione, articolato su terrazze poste su pareti ripide, circondato da fossi in confluenza tra loro: su di esse erano le capanne e le abitazioni in grotta, collegate da scale e sentieri. Il materiale avanzato dallo scavo degli ambienti in grotta era riutilizzato per la regolarizzazione dei terrazzamenti.
Le capanne avevano il pavimento parzialmente scavato nel banco di tufo, con canalette perimetrali e fori per pali. La pianta era ellittica, circolare o rettangolare. L'ingresso era talvolta porticato e l'interno diviso in diversi ambienti.
Accanto alle abitazioni vi erano dei rimessini per gli animali, magazzini e depositi (talvolta, come ancora oggi nei villaggi africani, con il pavimento sollevato da terra).
Le dimensioni medie delle capanne di Sorgenti della Nova sono di 10 metri x 6, ma in altri siti, come ad esempio a Luni sul Mignone (Blera), sono state identificate abitazioni rettangolari di 15-17 metri x 8-9 metri, con il tetto di frasche poggiante su bassi muretti a secco, scavate in parte nel banco tufaceo. Non si sa se queste grandi strutture, da taluni denominate "case lunghe", effettivamente fossero le abitazione dei personaggi più importanti del villaggio, dei locali di raduno ed assemblea o dei luoghi di culto.
Nella Tarda Età del Bronzo si assiste ad uno sviluppo demografico, ad un aumento della popolazione dovuto probabilmente all'agricoltura intensiva che da questo momento affianca la pastorizia fino a diventare la principale attività di sostentamento: per questo sembra diminuire la pratica della pastorizia seminomade a favore di attività stanziali, come l'allevamento e l'agricoltura.
La pastorizia transumante resta comunque una delle attività principali.
Sono coltivati soprattutto orzo e farro, allevati bovini, caprovini e maiali. E' attestato l'uso del carro a quattro ruote collegato alla diffusione dell'allevamento degli equini, in netto aumento: l'uso dei carriaggi aiuta fortemente le attività agricole, e si suppone che, per il tiro, fossero preferiti i bovini.
Tra i fattori legati allo sviluppo delle pratiche agricolturali non bisogna dimenticare la diffusione e la specializzazione degli strumenti in metallo, tra cui falci, seghe, asce, scalpelli, accette. La produzione metallurgica, soprattutto nella fase finale dell'Età del Bronzo (XII-X secolo), è in continuo aumento e perfezionamento, grazie alle notevoli risorse presenti nel territorio dell'Etruria. Essa era praticata da abili artigiani-fonditori e diffusa da mercanti, a volte gli stessi artigiani, che vagavano alla ricerca di risorse e mercati in cui scambiare la propria produzione.
Le stesse tipologie di alcuni manufatti metallici si ritrovano in oggetti rinvenuti in tutta Europa, dalla Scandinavia all'Egeo, segno di una circolazione di uomini e merci molto intensa.
La ricerca di metalli spinge dei cercatori provenienti dall'Egeo sin sulle coste dell'Etruria: questo è testimoniato dalla presenza di ceramiche e manufatti metallici di produzione e tipologia straniera nei contesti archeologici non solo dell'Italia centrale tirrenica, ma anche del Meridione. Questi manufatti metallici non mostrano solo influssi orientali, ma anche contatti con le altre culture dell'Italia preistorica, soprattutto delle aree transpadane.
Riguardo al rituale funebre si afferma dal XII secolo l'uso della cremazione dei cadaveri, legato al fenomeno centroeuropeo degli Urnenfeldern: in Italia questo rito funerario appare però solo nelle necropoli "protovillanoviane", così definite dalle affinità di questa cultura con quella villanoviana dell'Età del Ferro: mentre però le manifestazioni culturali protovillanoviane sono diffuse in tutta la penisola, dalle Alpi alla Sicilia, quelle villanoviane solamente in Etruria e nelle aree ad essa collegata.
Il passaggio dal rito inumatorio a quello incineratorio appare nel Bronzo recente (XII secolo): nelle tombe a tumulo della necropoli di Crostoletto di Lamone, sul Fiora, non distante da Sorgenti delle Nova (Ischia di Castro), appaiono deposizioni contemporanee con i due riti. In generale le deposizioni sono in pozzetti rivestiti da lastre di pietra, con le ceneri poste in vasi biconici chiusi da scodelle rovesciate. Con l'affermarsi del rito si nota il progressivo "arricchimento" dei corredi di alcune tombe, in cui il vaso biconico è associato ad ornamenti come fibule in bronzo: sembra che questo rito incineratorio fosse riservato solo ai membri della classe emergente, mentre gli altri ne ricevevano uno che non ha lasciato tracce archeologiche. Talvolta fanno parte del corredo anche vasetti miniaturistici.
Un'analogia che lega la Tuscia al resto del Lazio in questo periodo è l'adozione del vaso cinerario a forma di capanna, tra XI e X secolo a.C.. Tutte queste manifestazioni del rituale funerario fanno pensare che dall'XI secolo a.C. sia iniziato un processo di differenziazione sociale: questo fenomeno è forse mostrato anche dall'apparire di abitazioni di dimensioni maggiori del solito (a S.Giovenale, Sorgenti della Nova e a Luni sul Mignone). Nell'abitato di Luni è stata scavata una grande cavità naturale di ca. 6 m di profondità che si pensa avesse il pavimento sopraelevato: nell'ambiente sotterraneo erano conservate le derrate alimentari, in quello superiore forse l'abitazione del capo della comunità: si può dunque affermare che nel Bronzo Finale sia iniziato il processo di differenziazione sociale che avrebbe poi portato alla nascita di una società gentilizia che basava il proprio censo ed il proprio prestigio, soprattutto sul possesso della terra e del bestiame.
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