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La colonizzazione romana del territorio etrusco

Il tracciato della via Cassia d'età romanaLa storia della conquista romana dei territori dell'Italia antica e, più in generale, di tutte le terre che poi avrebbero fatto parte dei possedimenti dell'impero, è la storia di un processo progressivo nel tempo, di avanzata sul territorio.
Le truppe romane lanciate alla conquista si muovevano spesso su itinerari e vie già esistenti ma, per motivi di ordine pratico e logistico, i tracciati preesistenti dovevano necessariamente essere adattati al passaggio delle truppe. Era il Genio Militare ad occuparsi della sistemazione dei vecchi percorsi e della realizzazione di varianti: le strade venivano allargate, le pendenze spianate, si costruivano viadotti, ponti, terrapieni e persino gallerie.
Per evitare le zone malsane, assai frequenti nella pianura Pontina (a sud di Roma) e nella Maremma tosco-laziale, alcune zone vennero bonificate e le strade condotte nelle vicinanze della costa. Il fondo stradale fu consolidato con strati di pietra di diverso spessore fino a formare una resistente copertura adatta al passaggio dei carri e dei cavalli: i vari strati, detti in latino "strata", avrebbero dato così il nome alle moderne strade.

Se dunque le strade hanno all'inizio una funzione militare e sono appunto realizzate da sezioni apposite dell'esercito di Roma, con la presa di possesso dei territori esse passano all'amministrazione civile, divenendo così il collegamento tra il mondo romanizzato e quello in via di romanizzazione. Il celebre detto "tutte le strade portano a Roma" è emblematico: la rete stradale di Roma fu talmente estesa che, al tempo di Diocleziano, i percorsi principali erano 372 per un totale di 80.000 chilometri.
Nella conquista del territorio etrusco meridionale, grossomodo coincidente con la provincia di Roma alla riva destra del Tevere ed alla Tuscia odierna, ossia con la provincia di Viterbo, le truppe si mossero inizialmente lungo tre direttrici viarie principali: sul tracciato di una strada etrusca che collegava Caere (Cerveteri) a Volsinii (Orvieto) e Saturnia, poi in parte seguito dalla Clodia in età romana; su quella che poi verrà trasformata nella consolare Cassia, ed infine su quella litoranea tirrenica, poi ricalcata dalla via consolare Aurelia.
La strategia romana di conquista dei territori inizia con l'avanzata delle truppe lungo i percorsi più agibili al passaggio delle stesse e dei carriaggi della retroguardia; lungo le vie vengono posti, a distanza regolare, degli avamposti fortificati, quadrangolari, i castra (gli accampamenti quadrangolari), che poi diventano il primo nucleo delle colonie. Un esempio interessante è visibile presso il castello di Santa Severa (Santa Marinella, Roma): sono in gran parte visibili le possenti mura poligonali in pietra della colonia romana stabilita presso l'antico porto etrusco di Pyrgi.
All'avanzata delle truppe ed alla militarizzazione dei territori segue la creazione dei municipia, centri amministrativi che accorpano le funzioni di più centri minori in uno principale: come successe ad alcuni abitati minori come Luni, San Giovenale, San Giuliano che fuorono fatti ricadere sotto il municipio di Blera.
Sorte diversa tocca ai centri più importanti che, talora, vengono addirittura spostati di sede (da Volsinii-Orvieto a Volsinii novi-Bolsena, o da Falerii-Civita Castellana a Falerii novii nel territorio di Fabrica di Roma) o, per sminuirne l'importanza, "allontanati" dalle principali vie di comunicazione mediante la realizzazione di nuovi assi viari distanti da esse.
Ferento, colonia romanaNel territorio etrusco passato sotto l'amministrazione romana oltre ai miltari vengono inviati coloni che si aggiungono alle popolazioni locali. Inoltre, dopo la suddivisione agraria, molti lotti di terra vengono assegnati ai veterani di tutte le guerre, come ricompensa di buon servigio allo Stato.
Nell'età romana il destino della maggior parte delle città d'Etruria, più o meno importanti, è talvolta quello di un progressivo, lento, inesorabile spopolamento, dovuto perlopiù a motivi di carattere economico e demografico.
Bisogna infatti ricordare che la classe politica governante nella Roma repubblicana del III e II secolo a.C. basa la sua forza elettorale sul ceto medio, soprattutto sui piccoli agricoltori che costituivano la spina dorsale dello stato romano repubblicano. La politica espansionistica di Roma nel Mediterraneo, ed ancor prima in Italia, aveva fatto raggiungere un tenore di vita elevatissimo soprattutto ai membri della classe dirigente: in poche parole non ne avevano beneficiato i piccoli agricoltori che, al contrario, vedevano il proprio reddito pesantemente minacciato dall'arrivo in massa di schiavi dalle terre di conquista e di prodotti concorrenziali a prezzi assai inferiori ai loro. Soprattutto il II secolo a.C. è quello della crisi di questo ceto, indebolito anche dalle numerose perdite in vite umane per i conflitti intrapresi da Roma nel III e II secolo a.C. contro Etruschi, Celti, Cartaginesi, Illiri, Iberici, Greci ecc..
Al contrario la classe dirigente andava arricchendosi sempre più ed aveva disponibilità di denaro per acquistare nuove terre: quelle dei piccoli proprietari in crisi, indebitati pesantemente. Ed è questa la situazione di crisi in cui confluisce la nazione etrusca nel momento in cui le sue terre vengono annesse tra quelle di Roma.



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