
Nel periodo Orientalizzante (fine VIII - fine VII secolo a.C.) si assiste ad un grande cambiamento economico, demografico e culturale del popolo degli Etruschi. Dal punto di vista culturale le forti influenze orientali sono da collegare all'arrivo di mercanti, avventurieri, navigatori, artigiani e, soprattutto, cercatori di metallo sulle coste tirreniche.
La maggiore disponibilità economica appare legata quasi esclusivamente alla classe gentilizia, agli aristocratici, che riescono ad esercitare un forte controllo sulle risorse da esportare e sulle vie commerciali terrestri, marine e fluviali, arricchendosi a dismisura.
Nell'età successiva, detta "arcaica" (inizi VI - inizi V secolo a.C.), osserviamo invece un notevole cambiamento nella società etrusca, con il sorgere di una nuova forza sociale, una classe media, composta perlopiù dai commercianti e dagli artigiani.
Il commercio con gli altri popoli, la navigazione, i viaggi alla ricerca di merci da importare o di nuovi mercati in cui vendere le proprie, non sono più appannaggio della sola classe aristocratica. E così la produzione artigianale, non più sotto il diretto controllo della classe dominante, è esercitata direttamente dagli artigiani i cui prodotti, vedremo, si diffondono in tutto il Mediterraneo.
Questa nuova classe imprenditoriale, consapevole del proprio valore e delle proprie capacità, è alla base del cambiamento sociale che vede, nel territorio etrusco o d'influenza etrusca, il passaggio del potere dalle mani dell'aristocrazia a quelle del nuovo ceto medio.
Ma quali sono i prodotti, le merci, i manufatti importati ed esportati dal commercio etrusco arcaico? Quali i popoli con cui gli Etruschi intrapresero degli scambi, in Italia ed, in generale, nel bacino del mar Mediterraneo?
I primi contatti commerciali "mediterranei" avvengono sin dal II millennio a.C., tra genti appenniniche e navigatori micenei, provenienti cioé dal mare Egeo.
L'apertura delle rotte verso le coste etrusche porterà nel millennio successivo all'aumento della presenza di navigatori greci in queste acque, soprattutto alla ricerca di metalli.
Nel corso del IX secolo a.C. sono frequenti gli scambi con le altre popolazioni dell'Italia antica: questi sono testimoniati dalla presenza, nei contesti archeologici soprattutto funerari, di oggetti estranei alla cultura materiale etrusca, quali bottoni, statuette, oggetti miniaturistici sardi in Etruria e rasoi e fibule etrusche in Sardegna e Corsica.
Se nel IX secolo a.C. c'è una timida ripresa dei rapporti tra le genti egee e protoetrusche, nel corso dell'VIII secolo a.C. i contatti divengono frequenti, fino all'instaurarsi di relazioni stabili tra Greci ed Etruschi, tra Fenicio-Punici ed Etruschi.
Inoltre, attratti dall'apertura di un nuovo mercato per l'esistenza di una ricca committenza gentilizia etrusca e falisca, amante e sensibile alla raffinata produzione vicino orientale, alcuni artigiani "stranieri" si stabiliscono definitivamente in Etruria, impiantando piccole botteghe artigiane impegnate nella produzione di merci raffinate.
Anche gli Etruschi dell'età del Ferro esportano, soprattutto metallo grezzo o semilavorato: oggetti di manifattura villanoviana rinvenuti al di fuori dell'Etruria sono rari, ma non infrequenti. Celebre un cinturone a losanga in bronzo della metà dell'VIII secolo a.C. trovato nella penisola euboica in Grecia, a nordest di Atene.
Le importazioni etrusche dell'VIII secolo a.C. riguardano soprattutto ceramiche, vino, olio e schiavi. Gli schiavi, detti lautni in etrusco, sono una merce pregiata: nelle pitture parietali di alcune tombe di Orvieto e di Tarquinia essi appaiono nudi servire cibi e mescere bevande tra i commensali sdraiati sulle klinai, i letti conviviali, talvolta con corone di fiori in capo.
Nel corso del VII secolo a.C. protagonisti dello scambio sono soprattutto gli aristocratici, che si possono permettere raffinate ceramiche, vino squisito, gioielli in oro ricchissimi, avori pregiati, vasellame in bronzo, argento ed oro: la presenza di questi manufatti è legata più allo scambio occasionale con i mercanti ed i nobili stranieri, e talvolta ad azioni di pirateria, che allo stabilirsi di stabili relazioni commerciali.
Queste ultime si instaurano soprattutto dalla fine dell'Orientalizzante, con un periodo di maggiore intensità nell'età arcaica. In questa fase nella cultura etrusca si è ormai stabilmente radicata la pratica colturale della vite e dell'olivo per produrre vino e olio che, introdotta forse nel corso del IX secolo a.C. dai primi navigatori egei, da ormai luogo ad una produzione etrusca di altissimo livello qualitativo.
L'olio e, soprattutto, il vino sono esportati in tutto il bacino del Mediterraneo: l'esistenza di una fitta rete commerciale è testimoniata dal rinvenimento di anfore e di buccheri (una particolare ceramica nera lucida) etruschi nei contesti archeologici celtici (coste della Francia meridionale, corso del fiume Rodano), e punici (Cartagine in Tunisia).
Lo studio della composizione del carico di alcuni relitti etruschi arcaici scoperti nelle acque del Tirreno (relitto dell'Isola del Giglio in Toscana, relitto di Cap d'Antibes e di Bon Porté sulla Costa Azzurra), ha evidenziato che la merce esportata era soprattutto composta da anfore vinarie e da vasellame di qualità in bucchero o in ceramica etrusca d'imitazione corinzia.
Assai frequente è la presenza di questa ceramica in Italia, al di fuori dell'ambito strettamente etrusco, testimonianza di una fitta rete di scambi tra i vari popoli dell'Italia antica.
Lo scambio tra Etruschi e Celti, come tra Celti e Greci, era finalizzato soprattutto all'approvvigionamento di stagno, minerale di importanza fondamentale nella fabbricazione di oggetti in bronzo (lega di rame + stagno), proveniente dalla Cornovaglia lungo la via fluviale del Rodano.
L'intensità degli scambi e dei rapporti con gli altri empori del Mediterraneo cala drasticamente dopo il 474 a.C., data della battaglia navale di Cuma, inizio di un periodo di crisi economica per l'Etruria tirrenica, ma di nuova forza per l'Etruria tiberina e Padana.
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