
Su questo popolo aleggia un alone di mistero che contribuisce ad alimentare ancora oggi, nonostante l'impegno scientifico di numerosi studiosi ed una serie impressionante di scoperte di grande rilevanza, congetture ed illazioni fantasiose che ben poco hanno in comune con una oggettiva ricostruzione storica.
Questo atteggiamento dipende anche dal fatto che, fino agli anni '50 del nostro secolo, le ricerche siano state condotte prevalentemente in ambito funerario.
Con il fervore rinascimentale di rinnovato interesse verso le antichità classiche, spesso dettato più dalla volontà antiquaria di creare delle collezioni di oggetti artistici che dal desiderio di studiare gli aspetti materiali dei popoli antichi, inizia una triste stagione per i monumenti e le aree archeologiche italiche, italiote, etrusche e romane. Una sorta di rapina continua del patrimonio antico e, soprattutto, di distruzione dei contesti archeologici col solo fine di recuperare statue, vasi, gioielli.
Esempi eclatanti di questa nefanda attività sono i famigerati "cunicoli borbonici", dei budelli sotterranei fatti scavare dai regnanti del Regno di Napoli nello spesso strato di lapilli e fango vulcanico solidificato che, per quasi 1700 anni aveva celato il sito dell'antica Ercolano. La città fu coperta dal materiale vulcanico nel 79 d.C. e vi rimase sepolta sino al momento in cui, nei primi decenni del '700, lo scavo di un pozzo per l'acqua finì all'interno di uno degli ambienti della "Villa dei Papiri": iniziò così uno scavo in galleria col solo fine di acquisire statue ed arredi per la collezione reale. I materiali sono oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
E nella Tuscia cosa avvenne?
Ci furono diverse attività di "sterro", più che di "scavo" archeologico. Tra queste quelle nelle campagne di Vulci, condotte da Luigi Bonaparte, cugino di Napoleone e Principe di Canino : nello scavo delle tombe della ricca città etrusca, erano ambiti i vasi decorati, soprattutto attici, mentre quelli non figurati venivano distrutti perché considerati di scarso valore artistico (e venale).
Se, da un lato, possiamo in parte giustificare lo scavo condotto senza alcun criterio scientifico, visto che proprio in quel secolo iniziava quel processo di studi che avrebbe portato alla nascita dell'Archeologia moderna, non altrettanto si può dire delle attività di scavo clandestino che, ancora oggi, all'inizio del III millennio, continuano indisturbate nella Tuscia. Il territorio molto vasto, i siti di difficile raggiungimento, la copertura vegetazionale di molte aree archeologiche, forniscono spesso ai discendenti degli antichi tymborichoi, i "tombaroli" odierni, la possibilità di agire indisturbati nella loro deprecabile attività, con la distruzione di importanti contesti archeologici e la conseguente perdita di dati scientifici fondamentali per la ricostruzione del nostro passato.
E così fiorisce un ricco commercio di vasellame ed oggetti etruschi, favorito da una committenza che nulla ha a che vedere con i principi celti o i ricchi mercanti cartaginesi, rappresentata soprattutto da ricchi italiani, americani, svizzeri e tedeschi, che amano il passato a modo loro, incapaci di comprendere la differenza tra l'amore per la Storia e quello per l'Archeologia, animati solo dal desiderio di possedere inutili musei casalinghi.
Dunque sin dal Rinascimento si è cercato lo scavo dei contesti funerari perché, a differenza di quelli degli abitati, restituivano molti oggetti di prestigio, secondo l'usanza etrusca di accumulare nelle tombe tutto ciò che era di maggior valore per il viaggio del defunto nell'Oltretomba.
Nei musei italiani ed esteri infatti, la maggior parte delle collezioni di reperti etruschi proviene da contesti funerari: la Storia è stata quindi scritta soprattutto basandosi su questi dati e sull'analisi delle imponenti strutture funerarie giunteci dal passato.
Si ha così l'impressione, del tutto errata e fuorviante, che la Civiltà Etrusca abbia avuto uno smisurato culto dei morti, assai più accentuato e misterioso che negli altri popoli del mondo antico. Certamente gli Etruschi ebbero un profondo culto dei propri defunti, ma non solo questo: il rispetto per essi, il desiderio di rappresentare le tombe come le dimore per l'eternità, la perfetta dislocazione delle aree funerarie e lo stesso orientamento delle aperture dei sepolcri, rientrano in un più vasto ambito sacrale e religioso.
Ecco, questo caratterizza la Civiltà Etrusca assai più che il solo ambito funerario: la profonda religiosità, il rispetto per la ritualità e quindi per le divinità.
Imponenti e magnifiche, suggestive ed inquietanti, le antiche strutture funerarie etrusche sono spesso visitabili in aree archeologiche necropolari immerse in una natura ancora incontaminata: è incredibile notare come nella Tuscia gli effetti negativi della civiltà industriale abbiano avuto poca presa, lasciando un paesaggio inalterato ed intatto, al più modificato dall'uomo con la sapiente mano contadina, nei filari perfetti delle vigne, nei verdi allineamenti degli ortaggi, nei policromi mosaici dei noccioleti ed uliveti.
Il paesaggio della Tuscia è molto simile a quello di migliaia di anni fa, e le necropoli, le rocche medievali, le rovine antiche tutte sono immerse nella stessa vegetazione in cui le hanno rappresentate i viaggiatori eruditi dell'Ottocento: i racconti del Dennis, i disegni dell'Ainsley e del Canina sembrano tracciati oggi, descrivendoci gli antichi sepolcri scavati o costruiti con la roccia vulcanica su cui si abbarbica una lussureggiante vegetazione.
E tale è lo spettacolo che si presenta agli occhi del visitatore nelle necropoli rupestri di Norchia, Barbarano, Castel d'Asso, Blera, Grotta Porcina a Vetralla ed in tutte le altre località archeologiche della Provincia di Viterbo.
E grande è poi lo stupore nell'entrare nelle tombe dipinte di Tarquinia: le figure ammantate, le scene di banchetto, i mùsici, i danzatori, i giocolieri tutti sembrano voler con forza trasmetterci un'allegria che testimonia una concezione diversa della morte. Dalle pitture traspare la maggior serenità mostrata da questa cultura nell'affrontare l'evento ineluttabile che accomuna e travolge tutto e tutti: etruschi, romani, greci, cartaginesi, celti, medievali, rinascimentali, moderni, uomini del XXI secolo.
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