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Dal VI all'VIII secolo: Longobardi e Franchi

Le alte torri di Chia: baluardo contro le invasioni barbaricheNel 568 un nuovo popolo del nord invase l'Italia tirrenica, i Longobardi: l'unità politica dell'Italia fu definitivamente infranta e proprio la Tuscia costituì la area più meridionale delle loro conquiste, direttamente dipendenti dalla capitale Pavia.
I Longobardi conquistarono altre aree (il ducato di Spoleto e quello di Benevento) ma non riuscirono mai a spezzare il "Corridoio Bizantino", la stretta fascia di territorio lungo le antiche vie consolari Flaminia e Amerina che mettevano in comunicazione il Ducato Romano con la Pentapoli e l'Esarcato. Questi territori rimasero formalmente sotto il controllo bizantino: il percorso univa Roma ad Amelia (Terni) ed attraversava il territorio degli attuali centri di Castel Sant'Elia, Civita Castellana, Fabrica di Roma, Gallese e Orte, da qui utilizzava la Flaminia evitando così la Tuscia.

Siamo nell'VIII secolo: Bizantini e Longobardi si contendono il territorio italiano.
Duchi longobardi creano degli Stati autonomi (i Ducati di Spoleto e Benevento).
La Tuscia Longobardorum è un possedimento importante per questo popolo dato che proprio essa costituirà per circa tre secoli la base di partenza delle scorrerie e delle missioni militari che gli eserciti longobardi effettuavano regolarmente nel Ducato Romano.
Nel 712 sale sul trono longobardo il re Liutprando con l'intenzione di estendere il Regno annettendovi anche i territori bizantini ed i due Ducati suddetti. Tra le due potenze politiche e militari si interpone il Papato, il cui governo è deciso fermamente nel realizzare un proprio Stato, poiché stanco del potere imperiale di Bisanzio la cui intromissione arriva perfino nelle questioni teologiche.
Se la Chiesa d'Oriente accettava queste ingerenze, quella di Roma, rappresentata dal vescovo Gregorio Magno, aveva tutte le intenzioni di restare autonoma.
Motivo della rottura tra Papato ed Impero sarà la lotta iconoclasta spinta dall'imperatore Leone III l'Isaurico (717-741): tutte le immagini sacre presenti nell'Impero dovevano essere distrutte. Ma il papa romano Gregorio II (715-731) non si schierò dalla parte degli iconoclasti: era spinto dal desiderio di autonomia dal potere imperiale e dalla ferma opposizione all'abbandono del culto delle immagini sacre, fortemente sentita in Italia.
Le truppe bizantine avrebbero presto spazzato via le resistenze delle truppe papali ed i Longobardi non avrebbero aspettato altra occasione per ergersi a difensori del papato scacciando i Bizantini. Ma al papa i Longobardi non apparivano affatto come gli unici difensori della fede cristiana e della Chiesa di Roma: si erano convertiti in ritardo alla fede cristiana ed ancora mostravano legami stretti con quella ariana.
Al contrario i Franchi, con capitale a Lutetia Parisiorum (Parigi), combattevano da tempo contro i barbari pagani ed i musulmani.

Con l'avvicinamento ai Franchi sarebbe cambiato il baricentro della civiltà occidentale, spostandosi dall'Oriente verso l'Europa continentale.
Nel 727 papa Gregorio II condannò l'iconoclastia ed i cittadini italici si ribellarono ai governatori bizantini: al loro posto succedettero spesso delle aristocrazie locali, stanche dell'eccessiva pressione fiscale dell'erario imperiale.
Liutprando, nel perseguire il suo disegno di conquista dell'Italia, nello stesso anno invadeva i territori bizantini giungendo nel Lazio settentrionale. Pronta la reazione dei Ducati di Spoleto e Benevento che, rinnegando la loro stessa origine longobarda, si alleavano con il Papato per contrastarne l'avanzata. L'intervento riusciva e Liutprando, per farsi perdonare dal Papa Gregorio, esordiva con la celebre Donazione di Sutri (728).
Con questo importante atto Liutprando faceva dono al pontefice dei territori conquistati; essi divenivano così il primo nucleo del futuro Stato della Chiesa.

I poteri temporale e spirituale erano ormai presenti entrambi nelle mani del Pontefice. Nonostante la Donazione, papa Gregorio si rivolgeva ai Franchi, governati dal monarca Carlo Martello, che però non sarebbe intervenuto in un territorio così distante.
Nel 739 Orte, Bomarzo e Blera furono occupate dal re longobardo il cui successore avrebbe continuato l'azione di penetrazione nei territori dell'Esarcato e della Pentapoli. Infatti nel 751 il re longobardo Astolfo (749-756) invade l'Italia settentrionale arrivando a minacciare la stessa Roma: papa Zaccaria (741-752) chiede nuovamente aiuto ai Franchi ora governati da Pipino il Breve (751-768), capostipite della dinastia carolingia, consacrato re con l'autorità di Dio da papa Stefano II (752-757) nel 754.

Nel 755 i Carolingi rispondono all'appello del papa e cacciano i Longobardi, donandogli i territori riconquistati (Esarcato, Pentapoli e Lazio): con la donazione di Pipino il Breve si consolidava il primo nucleo del Patrimonio di San Pietro, fase embrionale del futuro Stato Pontificio.
Tempi duri per i Longobardi, governati dal 757 da Desiderio (757-774), pressati a nord dai Franchi e a sud dal Patrimonio di San Pietro: saranno costretti ad un'intensa attività diplomatica che porterà al matrimonio tra la figlia di Desiderio, Ermengarda, ed il figlio di Pipino il Breve, Carlo (il futuro Carlo Magno). Il sovrano carolingio, sentendosi prossimo alla morte, divide il Regno tra i due figli, Carlo e Carlomanno; con la morte del fratello (771) Carlo si fa acclamare unico re franco, non riconoscendo i legittimi diritti della cognata vedova, e ripudia Ermengarda.
Desiderio invade nuovamente le terre pontificie per vedere riconosciuto da papa Adriano I (772-795) il diritto della figlia e della vedova di Carlomanno.
Nel 773 Desiderio fortifica l'altura del colle San Lorenzo a Viterbo, strategicamente importante per il controllo della viabilità della regione e buon avamposto per le incursioni verso Roma. Nel 774 Carlo valica le Alpi e, dopo averlo assediato in Pavia, capitale del regno longobardo, lo cattura e lo imprigiona in un convento.
Viterbo torna a far parte del territorio soggetto al Papato, ma non tutta la Tuscia.

In questo periodo dunque ha fine l'unità politica e amministrativa dell'antica terra degli Etruschi: essa durava ininterrottamente da più di mille anni e si era mantenuta sotto la dominazione romana, quella dei regni romano barbarici e longobardo.
Nella notte di Natale dell'800 Carlo Magno, difensore del papato, è incoronato Imperatore dallo stesso Leone III: nasceva il Sacro Romano Impero.

Paolo Diacono, uno storiografo vissuto in epoca carolingia, ci narra che Desiderio, ultimo re del popolo longobardo, riorganizzò durante l'VIII secolo i territori della Tuscia meridionale in suo possesso, fondandovi una serie di borghi e città. La fondazione di città e borghi attribuita ai Longobardi appare inverosimile, del resto l'Archeologia attesta per essi origini ben più antiche. Ma a testimonianza del loro passaggio nella Tuscia nella città di Viterbo sono presenti alcuni rarissimi esempi della loro architettura: i campanili delle chiese di S. Sisto e di S. Maria della Cella e una parte notevole del chiostro di S. Maria Nuova.
A Barbarano Romano un'alta torre pentagonale in tufo, purtroppo crollata nell'ottobre del 1930, era chiamata Torre di Re Desiderio.



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