
La millenaria vocazione agricola della Tuscia ha fortunatamente impedito la distruzione del territorio, limitando gli insediamenti abitativi e, ancora meno, quelli industriali.
Le attività produttive ad alto impatto ambientale sono poche o nulle, per lo più limitate alle periferie dei due principali centri, Viterbo e Civita Castellana.
Gli interventi normativi ed i piani di sviluppo per le aree depresse hanno favorito l'istituzione di aree protette, resa anche possibile dalla relativa integrità di vasti comprensori. Complessivamente la provincia di Viterbo ha conservato un ambiente di buona qualità; la relativa assenza inoltre di grandi opere dell'uomo (strade, ferrovie, aree ad alta densità abitativa) ha evitato la nascita di "barriere" naturali alla circolazione della fauna.
Il risultato di questi elementi è l'esistenza di ecosistemi ben conservati, di grande interesse ecologico e scientifico.
La fitta rete di forre più o meno profonde, scavate negli strati di roccia vulcanica dai corsi d'acqua, ospita una vegetazione mesofila, legata cioè alle particolari condizioni microclimatiche di forte umidità e scarso soleggiamento. Tipici di questo ambiente sono le felci (capelvenere, felce maschio, lingua cervina e la rara Osmunda regalis) e gli ontani, i carpini bianchi, i noccioli, il sambuco, talvolta anche i faggi, sebbene il loro limite altimetrico sia attorno agli 800 metri. I corsi d'acqua perenni sono l'habitat ideale per numerose specie di anfibi, tra cui i rari tritone crestato e salamandrina dagli occhiali, l'ululone a ventre giallo e la rana rossa; sul fondo delle forre, in cui i massi di crollo offrono riparo e tana a numerosi mammiferi, vivono gatti selvatici, nutrie, istrici, diversi mustelidi come il tasso, la martora e la donnola. Sembra pressoché scomparsa la lontra, anche se raramente se ne rinvengono tracce lungo il corso del fiume Fiora.
Sui pianori sovrastanti le valli e le profonde forre, spesso interessati da coltivazioni a cereali o lasciati incolti per il pascolo ed il set-a-side, prospera una vegetazione xerofila, legata cioè ad un clima più caldo ed asciutto: tipici i lecci e le roverelle, frequenti arbusti e cespugli della vegetazione mediterranea, quali eriche, fillirea, alaterno, cisto.
Un altro ambiente tipico della Tuscia sono i numerosi prati-pascoli, su cui da secoli pascolano allo stato brado soprattutto bovini ed equini della razza maremmana: questo tipo di allevamento ha generato nel tempo una prateria secondaria, una prateria cioé creata non solo dalle condizioni pedologiche (del suolo) e climatiche, ma anche dagli animali stessi, con la ricerca di cibo e il calpestìo. I grandi erbivori hanno infatti selezionato alcune piante, lasciando cioè solo quelle non mangiabili: sono diffusi in queste aree i cespugli spinosi come il rovo e la marruca (Paliurus spina christi), o arbusti come il prugnolo (Prunus), il pero mandorlino (Pyrus amygdaliformis) ed il biancospino (Crategus sp.). Il paesaggio del prato-pascolo è tipico della Maremma tosco laziale non solo sulla fascia costiera, ma anche nelle zone dell'entroterra.
Interessanti e ben conservati dal punto di vista vegetazionale e floristico il lago di Bolsena e quello di Vico che conservano una folta copertura fin sulle rive, con la presenza di canneti in cui trovano riparo numerose specie di uccelli, di passo e stanziali. Di grande valore anche l'ambiente sommerso lacustre in cui fauna e flora ne mostrano il grado di buona naturalità. Si ricordano anche alcuni tratti del litorale tirrenico in cui il mancato intervento dell'uomo ha permesso la conservazione della duna costiera con la caratteristica vegetazione mediterranea. Un paesaggio dunque, quello della Tuscia viterbese, assai vario ed interessante dal punto di vista naturalistico che offre, allo studioso come all'appassionato, la possibilità di osservare da vicino i complessi e talora invisibili meccanismi che regolano gli equilibri dei diversi ecosistemi.
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