
La nascita del popolo etrusco è stato a lungo un argomento assai dibattuto, nell'antichità come in tempi recenti.
Le fonti letterarie antiche ci parlano di spostamenti di popoli o di piccoli nuclei di navigatori giunti in Italia centrale guidati da arditi conduttori, sovente figli di re. Il primo autore dell'antichità a porre il problema delle origini etrusche è lo storico Dionisio di Alicarnasso (I sec.a.C.) che, avvalendosi di scritti assai più antichi della sua epoca, redige le Antichità Romane, un trattato storico in venti libri nel primo dei quali affronta la questione delle origini dei popoli italici e, tra questi, degli Etruschi. Lo storico giunge ad affermare l'autoctonia di questo popolo, confutando le diverse tradizioni sino ad allora note che, di volta in volta, vedono una provenienza orientale dalle terre Lidie in Asia minore (Erodoto), o una discendenza dal mitico popolo dei Pelasgi (Ellanico di Lesbo).
Dionisio di Alicarnasso arriva ad affermare l'autoctonia, cioé la nascita locale degli Etruschi, sulla base dell'originalità ed individualità linguistica e culturale rappresentata da essi rispetto agli altri popoli dell'Italia antica.
Con lo sviluppo degli studi storici iniziato nel periodo umanistico, e con la conseguente ricerca di testimonianze epigrafiche ed archeologiche utili a dirimere la questione, iniziano ad apparire le prime congetture, spesso assai fantasiose, sulla provenienza degli Etruschi. Tra i primi eruditi ad occuparsi dell'argomento, Annio da Viterbo propone una loro discendenza semitica.
L'impostazione relativamente scientifica della questione delle origini appare nel 1700 e ipotizza tre diverse provenienze: oriente, settentrione, autoctonia.
L'ipotesi orientale è collegata agli scritti di Erodoto: la migrazione di alcuni lidii condotti dalla Lidia sulle coste italiane da Tirreno, figlio del re Ati. Gli Etruschi furono chiamati dai Greci Tyrreni, Tirreni cioè, proprio dal loro conduttore. Seppur in parte confutata, questa provenienza orientale, ripresa anche in età moderna, ha tratto forza dal rinvenimento di epigrafi nell'isola di Lemno, di fronte alle coste della Lidia (oggi Turchia), assai simili per scrittura ed elementi con la lingua parlata nell'isola prima della colonizzazione dei Greci. Ma ancora di più alcuni storici si sono espressi in favore di una provenienza orientale basandosi sulla grande quantità di oggetti importati dall'Oriente e, in generale, sulla cultura del VII e VI secolo a.C., assai permeata, come vedremo, di elementi "orientali": l'Orientalizzante appunto. Secondo questi storici infatti, questa abbondanza di elementi culturali orientali non avrebbe potuto essere giustificata diversamente se non con una massiccia immigrazione in Etruria di genti provenienti da quelle terre.
Un'altra ipotesi basata sugli studi a carattere archeologico del grande paletnologo Luigi Pigorini, vede invece una provenienza dal nord di popoli etruschi ed italici, apportatori del rito funerario della cremazione o incinerazione, sovrappostosi a quello dell'inumazione. L'elemento etrusco in questo fenomeno sarebbe stato quello villanoviano; questa teoria non ebbe molto credito.
La terza ipotesi, riconducibile alla autoctonia sostenuta da Dionisio di Alicarnasso, prese consistenza da una serie di studi linguistici che dimostrarono l'esistenza di uno strato linguistico detto "tirrenico", pre-indoeuropeo, molto più antico dei dialetti italici come il latino, l'osco, l'umbro, il falisco, il sannitico, tutti di ceppo linguistico indoeuropeo. Dall'unione degli elementi culturali ed etnici dello strato preesistente con quelli sopravvenuti nell'età del Bronzo, si sarebbe formato il popolo etrusco.
Alle tre tesi sulla provenienza degli Etruschi si è sovrapposta l'interpretazione del professor Massimo Pallottino, il più grande studioso di Etruscologia: egli ha sottolineato la necessità di evitare impostazioni estremamente schematiche di un problema che ha invece una notevole complessità. Ha dunque basato l'analisi dei dati disponibili non sulla provenienza ma sulla formazione di questo ethnos, di questo popolo, e della sua cultura. Lo studioso ha affermato infatti che "il processo formativo della nazione etrusca non può aver avuto luogo che nel territorio dell'Etruria stessa". Ed in questo processo formativo hanno avuto un ruolo determinante i contatti e gli scambi commerciali e culturali con i viaggiatori provenienti dall'Egeo, attratti dalle risorse metallifere dell'isola d'Elba, delle Colline Metallifere, dei Monti della Tolfa. Secondo Pallottino "l'impronta subita dalla fresca, primitiva, ancora duttile anima dei più antichi Etruschi, sotto l'impulso delle mature civiltà d'oltremare, fu probabilmente tale da polarizzare in modo definitivo le tendenze spirituali e le strutture stesse della nazione".
Si parla dunque di influenza culturale, entusiasticamente recepita ed assorbita da questo popolo, e non di una provenienza dall'Oriente.
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