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Le grandi famiglie in lotta per il potere

Affresco di Villa Lante (Viterbo)La storia della Tuscia è legata ad un'innumerevole serie di avvenimenti, piccoli e grandi, che hanno avuto come protagonisti i rappresentanti di numerose famiglie, conosciute a livello locale o addirittura internazionale.
Alcune di queste famiglie hanno governato singoli feudi o vaste porzioni di territorio comprendenti più centri, con una fenomenologia distributiva del potere locale che rientra in pieno nelle modalità di tipiche del vassallaggio feudale.

Tra le famiglie più potenti della Tuscia nel periodo medievale ricordiamo i Di Vico e gli Anguillara, i cui possedimenti si estesero su gran parte dell'attuale provincia di Viterbo, nonché su parte di quelle confinanti.
Feudi e Principati, guadagnati a suon di invasioni e battaglie, o semplicemente con lo schierarsi dalla parte degli imperatori o dei pontefici di turno, o ancora in seguito a matrimoni ed eredità, nacquero e scomparvero in continuazione seguendo le sorti delle varie casate.
Nel primo Rinascimento, con l'affermarsi del potere papale sulla Tuscia, questa è parte dello Stato della Chiesa: paesi e città divengono dominio privato delle famiglie legate al pontefice ed alla sua corte, in una sorta di nuovo feudalesimo che vede la creazione di piccoli regni all'interno del territorio della Roma pontificia.
La scalinata del Vignola in Palazzo FarneseTra le più importanti di esse ricordiamo i Gatti, i Tignosi, gli Orsini, i Borgia, i Farnese, i Pamphilij, gli Odescalchi, i Della Rovere.
Girando per la Tuscia i loro nomi tornano spesso: in ogni piccolo paesino o estesa cittadina, in un momento o nell'altro della Storia, le vicende locali sono state legate a queste casate e le piazze, i palazzi, i monumenti, le vie rievocano lo scenario di amicizie ed alleanze, di odi e congiure.
In particolare dalla metà del '500, dopo il dominio definitivo del papato su Viterbo e sulla Tuscia, si assiste alla grande diffusione di ville, residenze nobiliari fastose e splendide, a volte dovute al nepotismo dei pontefici, altre possedute dalle famiglie che ne costituirono la corte: la crisi politica, economica e morale della corte pontificia spinge le grandi famiglie nobili ad una sorta di nuovo feudalesimo.
Nasce così l'esigenza di crearsi dei propri territori, delle proprie corti, dei regni personali all'interno dello Stato della Chiesa: simbolo di questo momento storico è la città scomparsa di Castro e il Palazzo Farnese di Caprarola (1559-1575), emblema del potere dei Farnese sul proprio territorio.



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