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Lo sviluppo della "città" di Viterbo

Casa Posca in Via Saffi a ViterboTra l'XI ed il XII secolo Viterbo tende ad affermare con vigore il suo ruolo di centro primario del Patrimonio di San Pietro, nucleo del futuro Stato della Chiesa.
La cittadina medievale si espande sulle alture vicine formando il primo nucleo di un tessuto urbano sorprendentemente conservatosi sino ad oggi.
Viterbo si eleva al ruolo di libero comune nel 1095, dotandosi di uno Statuto Comunale. Alcuni documenti recano la data dello stesso anno quale inizio di costruzione delle mura. Riuscirà a mantenere questo status fino al 3 maggio 1291, data della sottomissione al Senato di Roma mediante un giuramento di vassallaggio.
Le mura, edificate in peperino, resistente pietra vulcanica, formano una potente struttura difensiva che racchiudeva all'epoca una serie di piccoli borghi separati tra loro da campi coltivati, orti e vigne, agglomerati che da soli non avrebbero potuto certamente assurgere alla dignità di comune, ma che tutti assieme costituirono il primo nucleo dell'odierna città.
Uno dei motivi per il rapido sviluppo demografico della cittadina, oltre alla fertilità dei campi che la circondavano, va ricercato nella politica condotta per favorirne la crescita: basta ricordare che sulla porta principale della primissima cinta muraria (Porta Sonsa) un'epigrafe ricordava, a chiunque fosse stato in condizione di schiavitù, che divenendo cittadino viterbese sarebbe stato considerato un uomo libero.
Presto diviene luogo frequentato dai pontefici e dalle loro corti, anche se non ancora sede per il Papato: nel 1145, durante un periodo di lotte in Roma, il Beato papa Eugenio III (1145-1153) vi risiede a lungo; la sua presenza avrebbe attirato l'odio di Roma su Viterbo. Nel 1167 Federico Barbarossa, per l'aiuto ricevuto dai Viterbesi, concede a Viterbo il titolo di città ed il diritto di fregiarsi dell'aquila, simbolo imperiale.
Nel 1172 le lunghe e continue lotte con la vicina Ferento per la supremazia sulla zona giungono ad un epilogo: per mettere fine ad una lunga serie di angherie e sopraffazioni e soprattutto per vendicare il sacco di Viterbo ad opera dei Ferentani, le milizie cittadine assaltano e distruggono l'antica città dalle origini romane, accusandone gli abitanti di eresia. Nel 1192 papa Celestino III (1191-1198) elegge Viterbo sede vescovile: Viterbo rafforza la sua fedeltà al Papato, data anche l'appartenenza di molti notabili cittadini alla parte Guelfa, tra cui il casato dei Gatti, perennemente in lotta con i Tignosi, Ghibellini.
Viterbo infatti non è immune dai contrasti tra i sostenitori del Papa e quelli dell'Imperatore.
Nel 1207 Viterbo diviene capitale del Patrimonio di San Pietro e ciò determinerà in parte la sua ascesa economica e politica. Il XIII secolo è considerato il periodo di massimo splendore della città. Come accennato, il 3 maggio del 1291 si assoggetta a Roma.



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