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L'età del Ferro: la Cultura Villanoviana e gli Etruschi

Vaso etrusco da TarquiniaCon l'inizio dell'Età del Ferro (IX secolo a.C.) si passa dalle manifestazioni culturali "protovillanoviane" a quelle "villanoviane". Con i termini villanoviano e Cultura Villanoviana si vogliono ricordare le manifestazioni culturali degli abitanti dell'Etruria costiera tirrenica in età protostorica: si tratta cioè di un termine usato convenzionalmente per descrivere le manifestazioni culturali degli Etruschi nell'Età del Ferro, le cui prime testimonianze furono studiate sulla base degli oggetti rinvenuti nella necropoli di Villanova di Castenaso presso Bologna dal Gozzadini, nel 1853.

Il territorio

Con l'età del Bronzo tardo si assiste all'aumentare progressivo della popolazione: la crescita demografica in Etruria non porta all'aumento del numero degli abitati ma alla nascita di abitati più estesi, più popolosi, meglio organizzati. Questa fase vede la nascita dei primi nuclei di quasi tutte le future città dell'Etruria storica: è l'inizio dello sviluppo protourbano che si manifesta con la formazione di grandi abitati, posti sempre su pianori difesi, ma di superficie nettamente superiore rispetto ai villaggi protovillanoviani, talvolta superiore ai 100 ettari.
I siti più importanti di questa fase sono, da Sud a Nord, Veio, Cerveteri, Tarquinia, Vulci (Canino), Orvieto, Vetulonia, Chiusi e Volterra. La maglia dei territori dei centri villanoviani mostra come sia aumentata l'estensione del territorio posto sotto il loro controllo politico, da poche decine a 1000-2000 chilometri quadrati: questo processo, denominato sinecismo, denota un marcato aumento della compattezza politica del popolo etrusco che, proprio in questa fase iniziale dell'Età del Ferro, inizia a delinearsi come entità politica e culturale autonoma e peculiare. Lo sviluppo dei siti nel luogo delle future città etrusche avviene precocemente nell'Etruria settentrionale: Populonia e Vetulonia sono gli abitati che mostrano per primi il costituirsi delle grandi comunità, e già nel X secolo a.C.. Molte comunità villanoviane sembrano sorgere su siti che hanno già visto fasi dell'età del Bronzo, o almeno della fase finale, dal X secolo a.C.. Bisogna ricordare che testimonianze della cultura villanoviana sono state rinvenute non solo nel territorio dell'Etruria propriamente detta, ma anche in Emilia Romagna, nelle Marche ed in Campania, sul litorale salernitano: si è discusso molto se considerare le emanazioni extra-Etruria come "colonie" etrusche o come semplici influenze culturali su popolazioni locali. Fatto certo è la forte e quasi totale permeazione di elementi villanoviani in queste zone.

Con l'inizio dell'età del Ferro, nel IX secolo a.C., la popolazione si concentra in gruppi anche di migliaia di individui in grandi centri: questi sono situati al centro di territori molto vasti e sono formati da nuclei abitati distinti che occupano pianori e colline adiacenti. All'interno delle aree controllate da ciascun centro sono presenti degli abitati molto più piccoli, posti talvolta nelle zone di confine con il territorio di altri centri: è stato supposto il loro ruolo di centri satellite posti a controllo del territorio. In quest'ultimo sono presenti risorse diverse come, ad esempio, colture, pascoli, aree metallifere; spesso il centro egemone sorge nei pressi di importanti assi viari, fluviali od in prossimità di approdi costieri, da cui dista circa 4-5 km in media. Caso unico Populonia, in Toscana, che sorge proprio sulla costa, grazie probabilmente al suo ruolo di utilizzatrice del metallo dell'Isola d'Elba e, per questo, al controllo del traffico marittimo da e per l'isola tirrenica.

Gli abitati

Sono talvolta presenti vari nuclei abitati all'interno di un solo insediamento, come a Veio (Parco Naturale Regionale di Veio), che ne mostra diversi (Campetti, Macchia Grande, Portonaccio, Comunità, sullo stesso pianoro, e Piazza d'Armi, Isola Farnese, Monte Campanile, Vaccareccia, su colline prospicenti); la distribuzione frammentata dei vari nuclei d'abitato è delineata anche dalle diverse necropoli (Valle la Fata, Quattro Fontanili, Casal del Fosso, Grotta Gramiccia).
La stessa situazione è mostrata dai nuclei abitativi di Tarquinia - Vt (pianori della Civita, del Calvario, di Tarquinia moderna) e dalle diverse necropoli (Poggio Selciatello, Poggio Selciatello di Sopra, Poggio Selciatello di Sotto, Poggio dell'Impiccato, Arcatelle e "Le Rose").

Per ricostruire la struttura interna degli abitati dell'età del Ferro ci si può purtroppo attenere a pochi dati di rilievo, poiché sono pochi gli scavi archeologici effettuati all'interno di aree abitate di questo periodo. A Veio lo Stefani all'inizio del secolo scorso ha messo in luce le tracce di capanne circolari piccole (Veio-Piazza d'Armi) e ovali più grandi (Portonaccio e Campetti). A Torre Valdaliga (Civitavecchia - Rm) e nell'abitato della Mattonara (Civitavecchia - Rm) sono state rilevate strutture a pianta circolare, ovale e rettangolare. Al villaggio del Gran Carro sul Lago di Bolsena (Vt) appaiono anche abitazioni su palafitta poste sulla riva lacustre, sopraelevate per un probabile innalzamento del livello delle acque.
L'insediamento villanoviano meglio conosciuto è quello di Tarquinia-Monte Calvario: sono state rinvenute le piante di 25 capanne a pianta ovale, rettangolare allungata e quadrangolare. Queste abitazioni non differiscono molto da quelle dell'età del Bronzo e si nota, all'interno degli abitati, tra le capanne, l'esistenza di aree coltivate e destinate al ricovero degli animali.

Le abitazioni dell'età del Ferro

Dalle urne a capanna rinvenute in Etruria e nel Lazio antico è possibile conoscere quale fosse la struttura in elevato di queste abitazioni. Si tratta di capanne dal tetto a doppio spiovente o a quattro falde, con struttura lignea ricoperta da frasche, talvolta coibentate ed impermeabilizzate da argilla asciugata con fuochi accesi in prossimità, frammista a paglia e, come accade ancora oggi in molte civiltà capannicole asiatiche ed africane, ad escrementi di bovini.
Talvolta le abitazioni avevano, come a Luni sul Mignone (Blera), il pavimento scavato nel banco roccioso, forse per ricavarvi un ambiente sotterraneo atto alla conservazione delle derrate alimentari; l'elevato, per far sì che non deperisse, essendo in materiale vegetale, appoggiava su muretti di pietrame a secco anziché sul banco tufaceo stesso. Per evitare infiltrazioni d'acqua piovana all'interno delle capanne, attorno al perimetro delle stesse venivano scavate una o più canalette di scolo con cui, spesso, veniva accumulata in cisterne. Al centro delle capanne, lontano dalle pareti, c'era il focolare, "cuore" dell'abitazione, in genere mantenuto acceso dalle donne. I fumi uscivano da aperture apposite sul tetto.

L'economia dell'età del Ferro

I villaggi, come del resto era avvenuto nell'età del Bronzo, dovevano il proprio sostentamento principalmente all'agricoltura ed all'allevamento; ma c'è ora un nuovo elemento a modificare la stratificazione sociale: la specializzazione artigianale, soprattutto dei metallurghi, che porta all'accumulo di ricchezza. Oltre a questo, il ceto emergente, quello dei guerrieri, basa il proprio censo sul controllo delle terre e delle loro risorse, raggiungendo posizioni di potere all'interno della società villanoviana. Il processo di differenziazione sociale, che come abbiamo visto sembra avere una fase embrionale nella tarda età del Bronzo, è forse mostrato dall'eccezionale ricchezza di alcuni corredi funerari: numerosi oggetti in bronzo, ferro, alcuni in oro, ambre, ceramiche pregiate (soprattutto dopo la ripresa dei rapporti con il mondo egeo anche d'importazione).
"Simbolo" dell'appartenenza alla classe superiore sono le armi, gli elmi (in terracotta o, assai più raramente, in bronzo) ed i morsi per i cavalli: questo animale, introdotto nella media età del bronzo in area tirrenica è un chiaro segno del rango superiore di alcuni defunti, segno che, presto, verrà accompagnato dall'uso del carro a due ruote. Un altro indicatore sono forse le urne a capanna, che in ambito etrusco sono sia maschili che femminili, forse pertinenti a persone che avevano nella società dei ruoli particolari.
Alcuni autori sostengono che sia forse presto parlare dell'esistenza di una differenziazione sociale e notano una relativa uniformità nei corredi funerari del periodo: sono però d'accordo sull'esistenza di un processo di stratificazione sociale, preparatorio alla società orientalizzante "dei principi" del VII secolo a.C..

Il Villanoviano evoluto

Attorno alla metà dell'VIII secolo a.C. si assiste al passaggio tra il villanoviano tipico a quello evoluto: si inizia effettivamente a distinguere una netta differenziazione dei corredi, negli oggetti che li compongono, in qualità e quantità, nella struttura stessa delle tombe (ciste di pietra), nell'apparire del rito dell'inumazione accanto a quello dell'incinerazione. L'inumazione è prevalentemente in fosse scavate nel terreno. Non ci sono nette diversità nei corredi delle tombe ad incinerazione ed in quelle ad inumazione: si nota comunque un generalizzato aumento degli oggetti costituenti il corredo, in particolare di quello degli inumati. La presenza di oggetti importati da altre culture dell'Italia protostorica denota la forte mobilità delle genti protoetrusche: sono accertati contatti e scambi con i Sardi, con le aree transpadane (soprattutto con i paleoveneti), con le genti dell'Italia meridionale (enotri): presto, sin dall'inizio dell'VIII secolo a.C., iniziano ad apparire anche oggetti provenienti dall'Egeo.
Il tema dei rapporti con genti provenienti dal mondo greco, va ricordato poiché è proprio grazie all'influenza culturale orientale che inizia quel processo di permeazione degli elementi greci, definito ellenizzazione, che influenzerà moltissimo la cultura etrusca per tutta la durata di questo popolo.
Se alla fine dell'VIII secolo a.C. si assisterà all' esplosione orientalizzante in cui appare chiara la civiltà etrusca d'età storica con la sua stratificazione sociale, la sua cultura, le sue forme politiche ed economiche, lo si deve in buona parte anche all'influenza greca.
Il rapporto con i Greci si fa più intenso dopo la fondazione da parte di questi dell'emporio di Pithekusa (Ischia) e della colonia di Cuma.

Villaggi, "città" ed abitazioni

Gli abitati aumentano nettamente la propria popolazione e si estendono in nuclei attigui, allargandosi su diversi pianori. Le abitazioni sono ancora in capanne più o meno complesse: si prepara però la fase preurbana dell'età Orientalizzante in cui iniziano ad apparire, all'interno degli abitati, alcune unità abitative assai più articolate; anche qui, data la relativa scarsità di dati, esse sono riconoscibili soprattutto dalla pianta complessa delle tombe a camera orientalizzanti, arricchite da elementi architettonici scolpiti, a ricordare struttura interna ed architettura domestica. Le abitazioni presentano il tetto di frasche fino alla metà del VII secolo a.C. e ciò può essere testimoniato dalla tomba "a capanna" di Cerveteri e dalla camera laterale sinistra del Tumulo Cima di Barbarano Romano, in cui appare sia il tetto semicircolare tipico delle capanne, che la struttura con orditura lignea tipica dei tetti con tegole: il Tumulo Cima è databile attorno al 650 a.C..
Le prime aree pubbliche, più o meno monumentalizzate, non appaiono prima della metà del VII secolo a.C.: esempi possono essere la cisterna di Veio, un luogo di culto di Roselle e la monumentalizzazione dell'area della Civita di Tarquinia.
Secondo alcuni autori con l'istituzione di tali strutture civiche si può considerare concluso il lungo processo di evoluzione urbana iniziato embrionalmente nel IX secolo a.C..
I gruppi di aristocratici apparsi nettamente nel Villanoviano evoluto sono alla base di quell'esplosione culturale, economica e sociale che porterà alla fase storica del popolo etrusco iniziata con il "periodo orientalizzante" (fine VIII - fine VII secolo a.C.).

Tra i siti principali della provincia di Viterbo che hanno restituito testimonianze della cultura Villanoviana, cioè della fase etrusca dell'età del Ferro, ricordiamo Vulci, Tarquinia, Bisenzio (Capodimonte), Vetralla, Barbarano Romano, Civita Castellana, San Giovenale e Luni sul Mignone (Blera).
Esse sono visibili nei Musei Archeologici di Vulci (Castello della Badia), di Tarquinia (Palazzo Vitelleschi), Barbarano Romano (Museo Civico), Bolsena (Castello Monaldeschi - Museo territoriale del Lago di Bolsena), Civita Castellana (Forte del Sangallo) e al Museo Nazionale Archeologico Etrusco di Villa Giulia a Roma.



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