
Osservando dall'alto il territorio della Tuscia si notano subito i due principali bacini lacustri, quello di Bolsena e quello di Vico, entrambi originatisi all'interno di due crateri vulcanici. I due laghi rivestono un ruolo turistico notevole, essendo méta di numerosi turisti, italiani e stranieri, giornalieri o permanenti, soprattutto nella stagione estiva.
Molto suggestive le cittadine che sorgono nei pressi del lago di Bolsena (Capodimonte, Bolsena, Marta e Montefiascone). Nei pressi del lago di Bolsena c'è il piccolo laghetto di Mezzano, anch'esso vulcanico.
Le acque del Fiume Marta, emissario del laogo di Bolsena, sono state utilizzate sin dal periodo etrusco per alimentare una suggestiva peschiera, cioè una struttura in cui allevare il pesce, ancora oggi visibile; quelle del lago di Vico, il Rio Vicano appunto, sono convogliate in un emissario artificiale scavato già in età etrusca per abbassare il livello delle acque e portare all'asciutto nuovi terreni agricoli. Nei secoli scorsi sono state utilizzate per alimentare i macchinari delle ferriere, in particolare il pesante maglio: queste strutture, ancora oggi visibili, costituiscono un interessante esempio d'archeologia industriale. Di alto valore naturalistico l'area protetta del lago di Vico, la Riserva Naturale Regionale omonima.
La rete idrografica della provincia di Viterbo è molto ramificata. I fiumi principali sono:
- il Fiora, che nasce in Toscana in provincia di Siena e fa da confine tra quella regione ed il Lazio, antico confine tra l'Etruria settentrionale e meridionale, poi tra Granducato di Toscana e Stato della Chiesa, sfociando nel Tirreno presso Montalto di Castro;
- il Marta, che ha origine nel lago di Bolsena, si arricchisce delle acque del Biedano e sfocia nel mar Tirreno presso Tarquinia;
- il Mignone, che nasce nel territorio di Vejano, attraversa la Riserva Naturale Regionale Monterano, riceve le pulite acque della Vesca sfociando nel Tirreno presso Civitavecchia (Roma) di cui costituisce il principale apporto d'acqua.
Gran parte del corso di questi fiumi, soprattutto nei tratti più prossimi alle sorgenti, riveste un interesse naturalistico assai rilevante per l'alto grado di naturalità dell'ambiente. Suggestivo il corso del Fiora anche dal punto di vista archeologico, vista la presenza di numerosi abitati dell'età del Bronzo e dell'Età del Ferro; ben conservato quello del Mignone, Sito d'Importanza Comunitario, sulle cui rive si affaccia il sito di Luni (Blera), importante per lo studio della preistoria italiana ed europea.
Affluiscono nei corsi d'acqua principali numerosi torrenti e fossi, spesso incassati in profonde valli tagliate nel tufo, che costituiscono il ricco tessuto idrografico di questa provincia: la presenza di alcuni animali nelle loro acque, come le larve degli insetti tricotteri, ci indica la qualità dell'ambiente, testimoniando come gran parte di questi corsi d'acqua sia relativamente immune da inquinamento.
Lungo uno di questi corsi d'acqua minori, il torrente Biedano, affluente del Marta, scorre uno degli itinerari naturalistico-archeologici più suggestivi della provincia: partendo dal Parco Naturale Regionale Marturanum (Barbarano Romano) e passando per Blera, Norchia, Tuscania, il suggestivo percorso ricalca in parte un tracciato etrusco e poi romano ancora visibile, la via Clodia. Lungo questo impegnativo itinerario escursionistico si possono vedere abitati preistorici, visitare necropoli etrusche, scoprire città medievali abbandonate.
Si parla da molti anni della sua valorizzazione mediante interventi normativi e strutturali appositi.
Tra i corsi d'acqua che attraversano il territorio della Tuscia ricordiamo anche il fiume Tevere, che costituisce, ad est del capoluogo, il confine con la Regione Umbria: è l'antico limes, ossia confine, tra il territorio etrusco e quello d'influenza italica.
Torna alla pagina menù iniziale
Vai al sito con elementi multimediali