
Con la disfatta dell'organizzazione amministrativa, politica, militare e commerciale dell'Impero di Roma, il suo immenso territorio è attraversato da bande e soldatesche incontrollate di genti barbariche
Tra di esse saranno i Longobardi a tenere più a lungo il controllo della Tuscia.
In seguito alla donazione da parte del loro re Liutprando di vasti territori al Papato (la cosiddetta donazione di Sutri), si creano le premesse per la nascita del primo nucleo del futuro Stato della Chiesa e l'inizio del potere temporale dei papi nella Tuscia. Viterbo diverrà capitale del Patrimonio di San Pietro nel 1207 e presto la sede verrà posta nel Palazzo dei Papi: assieme a Roma ed Avignone dunque, anche il capoluogo della Tuscia può vantare il titolo di Città dei Papi.
Tracciare un quadro generale sulla storia della Tuscia nel corso del Medioevo è assai difficoltoso, poiché questa nobile terra è stata teatro di tante vicende che non sempre hanno coinvolto tutti i suoi centri, ma solamente alcuni.
La Tuscia è una terra di passaggio verso la conquista di Roma.
La caduta dell'Impero Romano (476) gettò le varie Province che lo costituivano nel caos politico ed amministrativo: approfittarono della disorganizzazione dei territori un tempo imperiali delle genti di stirpe gota, dapprima i Visigoti, poi gli Ostrogoti.
Questi popoli invasori diedero vita a regni "romano-barbarici" che conservarono sostanzialmente l'unità territoriale romana. Il limite meridionale della colonizzazione gota nella Tuscia, ne tagliava a metà la parte meridionale, ricalcando quello che era stato centinaia di anni prima il limes tra Romani ed Etruschi: la catena dei Monti Cimini, con le foreste impenetrabili, e quella dei Sabatini.
L'unità politica della penisola fino alla catena alpina si mantenne anche dopo la riconquista bizantina, avviata nel 511 dall'imperatore d'Oriente Giustiniano: un'unità solo amministrativa poiché, sotto il profilo culturale ed etnico, l'Italia appariva già divisa.
Le distruzioni e i saccheggi operati dai barbari indussero gli abitanti della Tuscia a rioccupare quei siti naturalmente fortificati che, dopo l'età del Bronzo, gli Etruschi avevano abitato fin dall'VIII secolo a.C. e che la pace romana aveva fatto abbandonare. Nascono così i primi nuclei dei caratteristici borghi medievali fortificati che ancora oggi impreziosiscono la provincia di Viterbo.
Del fenomeno di rioccupazione degli antichi siti etruschi rimane una traccia significativa nello stesso nome della città di Viterbo: Vetus Urbs (città vecchia) da cui il toponimo attuale. Le popolazioni della località, in cerca di una maggior sicurezza, rioccuparono in questo periodo quella che era stata l'antica acropoli etrusca di Sorrina, l'attuale colle di San Lorenzo, più idoneo alla difesa da eventuali assalti.
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