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La Tuscia dei Romani: ville rustiche e terme

Le fertili terre etrusche nelle mani dei latifondisti romaniDal punto di vista delle risorse ambientali, il territorio della provincia di Viterbo è, assai ricco. I suoli, spesso di formazione vulcanica, sono fertili per la presenza di sostanze minerali, come il potassio, che contribuiscono a renderlo adatto alle colture più tipiche di queste zone sin dall'antichità, ovverossia vite, ulivo ed ortaggi, frutta e cereali.

La fertilità di queste terre, la mitezza del clima, l'abbondanza d'acqua, la pescosità dei laghi, ne fecero il giardino, l'orto delle Roma repubblicana ed imperiale.
La relativa vicinanza all'Urbe trasformò la Tuscia in zona residenziale e le imponenti rovine di ville, anfiteatri, teatri e stabilimenti termali testimoniano la fase di splendore in cui si trovò nell'età romana.
La ricchezza di sorgenti termominerali, assai apprezzate per gli usi terapeutici sin dal periodo etrusco, fece presto sorgere imponenti complessi termali, molto frequentati.

Si conosce poco della fase romana d'età repubblicana nella Tuscia, a causa della mancanza di indagini archeologiche sistematiche: indagini topografiche di superficie hanno comunque evidenziato l'esistenza di una fitta rete di ville rustiche, di medi e piccoli insediamenti a carattere spesso familiare, la cui economia si basava quasi esclusivamente sulla produzione di derrate agricole.
Presso San Giovenale (Blera) è stata indagata una serie di strutture pertinenti appunto ad una villa rustica, con ambienti adibiti alla conservazione dei prodotti agricoli ed aree di trasformazione e lavorazione degli stessi (Villa del Sambuco, fine II secolo a.C.). A Vejano, in località Fontiloro, sono stati scavati invece degli ambienti di una villa residenziale, legata ad un grande latifondo, da cui provengono interessanti reperti; la villa era dotata di un proprio impianto termale.
Le campagne si presentavano dunque con un mosaico di aree boscate e appezzamenti coltivati; un tessuto di piccoli e grandi insediamenti agricoli, talvolta residenziali, era diffuso quasi uniformemente sul territorio. Questa connotazione tipicamente agricola d'altro canto vedeva pochi abitati: possiamo osservare delle testimonianze architettoniche urbane dell'età romana solo a Sutri (anfiteatro e mitreo), a Ferento (terme, teatro, tratto del decumano) ed a Viterbo (stabilimenti termali in località Paliano, terme di Santa Maria in Selce, terme degli Ebrei, terme delle Zitelle, terme del Prato, terme del Bacucco).

Scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologica per l'Etruria Meridionale e dall'Ecóle Française de Rome a Musarna (piccolo centro d'origine etrusca sito all'8° chilometro della strada Tuscanese), hanno fornito un notevole contributo alla conoscenza del processo di romanizzazione dei centri etruschi. Sono stati indagati degli ambienti ampliati ed adibiti a terme tra la fine del II e l'inizio del I secolo a.C. e donati dalla famiglia locale degli Alethna alla cittadinanza: importanti per lo studio delle sopravvivenze culturali del popolo etrusco nel periodo romano sono i mosaici rinvenuti, recanti delle iscrizioni in etrusco come dedica.
Dalla seconda metà del II secolo d.C., con la diffusione ancora più marcata delle grandi proprietà latifondiarie, molti centri minori vengono abbandonati e la vita si concentra nei centri più grandi come quelli posti sulle principali vie di comunicazione.



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