
Sembra che il termine "maremma" derivi dal latino "maritima", che indicava tutta quella area costiera compresa tra l'Agro Cerite (Cerveteri, Roma) e la Toscana di fronte alle coste elbane (Cecina), con una naturale prosecuzione nella pianura pontina a sud di Roma.
Assieme ad essa questa fascia costiera costituisce una sorta di continuità ambientale che nei secoli ha mantenuto tradizioni, modi di vita ed economia assai simili tra loro. L'innalzamento della fascia montuosa dell'Italia centrale, gli Appennini, ha determinato a partire dall'ultima età dell'epoca miocenica, il messiniano, attorno ai 5 milioni di anni fa, il ritiro delle acque del mare Tirreno dalle terre italiane. Seguono periodi di alterna ingressione e regressione delle acque, fino al Pliocene medio-superiore (tra 3 e 1,7 milioni di anni fa), quando il mare lascia definitivamente scoperti gran parte dei territori attuali.
Restano semi-sommerse vaste aree, soprattutto attorno a Tarquinia, nella Pianura Pontina e nel litorale grossetano: terre occupate da paludi costiere, o soggette ad impaludamento frequente, che nel passato hanno costituito un ambiente umido, malsano, talvolta impraticabile.
Gli Etruschi per primi iniziano una vasta serie di opere di bonifica dei terreni acquitrinosi, soprattutto a partire dal VI secolo a.C., periodo in cui si assiste ad un notevole sviluppo demografico: l'aumento della popolazione dei centri etruschi rende necessarie maggiori quantità di derrate alimentari e quindi nuove terre da coltivare. Tracce delle opere di bonifica etrusche sono facilmente visibili nelle campagne laziali: si tratta soprattutto di cunicoli scavati per imbrigliare le acque tra le valli in pendenza, evitando l'erosione superficiale dei terreni, e di fossi a cielo aperto, dal profilo a "V", che facilitavano il deflusso delle acque stagnanti. Queste aree bonificate costituivano un ottimo substrato per le coltivazioni; allo stesso tempo le aree impaludate offrivano il pascolo estivo alle mandrie e alle greggi.
Questo territorio costiero fu intensamente sfruttato ed abitato fino a quando, in età romana imperiale, i prodotti agricoli a basso costo provenienti dalle varie province dell'Impero e la diffusione del latifondo non ne portarono all'abbandono: il percorso costiero della via Aurelia, la principale via di comunicazione che li attraversava e che li attraversa ancora oggi, mantenne comunque una certa frequentazione di questi luoghi.
Nuovamente abbandonati nel Medioevo, conoscono isolati interventi di recupero nel Rinascimento e nei secoli successivi, quando vaste porzioni di territorio vengono incluse nei possedimenti delle grandi famiglie nobili romane e toscane. La malaria ed il fenomeno del brigantaggio, assai diffusi nel XIX secolo, portano l'oblio sulle terre maremmane, sino ai primi decenni del XX, quando la politica economica e demografica del governo fascista promuove una serie di interventi di bonifica, anche con il nuovo insediamento di coloni. E' la rinascita per queste terre che oggi, nonostante la crisi del settore agricolo, riescono ad essere ancora molto produttive per la fertilità ed i suoli pianeggianti.
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