
Indice dei contenuti
La geologia
La vegetazione
La fauna
Le risorse storico-archeologiche
Informazioni generali
L'area protetta è stata istituita nel 1984 con la Legge Regionale n° 41; la sua estensione è di 1.240 ettari contraddistinti da diversi ambienti, i valloni, l'area del prato-pascolo e le sommità delle rocche tufacee, centro storico di Barbarano compreso.
All'interno dello splendido scenario naturalistico delle profonde forre fluviali, dalla ricca vegetazione, si trovano le testimonianze archeologiche più rilevanti: la Necropoli etrusca di San Giuliano e la rocca medievale omonima.
Il settore settentrionale dell'area protetta è caratterizzato dalla presenza di vasti plateau di tufo: essi si sono formati con l'accumulo ed il successivo compattamento dei detriti vulcanici del vicino complesso vicano, l'odierno lago di Vico.
Sopra gli strati di roccia del Pliocene, calcari, marne e argille, si sono depositate nel Pleistocene grandi quantità di ceneri, lapilli e pomici vulcaniche che, assumendo la consistenza della roccia, hanno dato luogo al "tufo rosso a scorie nere", la caratteristica roccia locale.
Questi strati di roccia tufacea sono stati profondamente incisi dall'azione erosiva dei corsi d'acqua, di portata decisamente maggiore nel periodo post-glaciale, che hanno creato delle profonde e suggestive forre, dalle pareti scoscese alte sino a settanta metri. Lo scavo millenario dei torrenti ha inoltre portato nuovamente alla luce lo strato di roccia calcarea presente prima delle eruzioni vicane, assai meno erodibile del tufo. I ciottoli calcarei biancheggiano oggi nel letto dei corsi d'acqua. Tra questi ricordiamo il principale, il Biedano, affluente del Marta ed il Neme.
Nella roccia tufacea gli scalpellini etruschi hanno scavato con maestria le grandi camere funerarie. Con essa, in età medievale, sono state costruite le caratteristiche abitazioni della città abbandonata di Marturanum e dell'attuale Barbarano Romano.
Su alture tufacee sorgono l'antica Marturanum e l'odierna Barbarano: quest'ultima è in posizione assai più scoscesa e quindi più facilmente difendibile dagli attacchi del nemico.
Il centro storico della medievale Barbarano, cui si accede attraverso una porta cinquecentesca che attraversa le rosse mura merlate, fa parte dell'area protetta.
Il settore meridionale del Parco, denominato "il Quarto" dall'antica consuetudine di dividere in quattro parti i territori comunali a seconda dell'uso che se ne faceva, è destinato da secoli al pascolo brado di vacche e cavalli maremmani. Questa pratica secolare ha portato ad una forte alterazione del manto vegetazionale dell'area che oggi si presenta in alcuni tratti come una prateria secondaria, in cui riescono solo a sopravvivere radi boschetti di piante spinose e non commestibili per gli erbivori.
In quest'area troviamo la presenza di strati di flysch, con argille, marne e calcari compatti. Rare le lenti di tufo, quasi del tutto asportate dall'azione degli agenti atmosferici e dall'erosione. La scarsa permeabilità di questo suolo non trattiene le acque piovane tanto che nei periodi di magra i piccoli corsi d'acqua sono asciutti, i pascoli si seccano ed i proprietari degli animali al pascolo sono costretti ad alimentare con il fieno tagliato in primavera i propri capi. Questo territorio, dall'aspetto aspro e selvaggio ed in cui riescono a sopravvivere solo le razze maremmane, temprate dai millenni in un ambiente talvolta ostile, è molto suggestivo e costituisce la caratteristica "Maremma laziale".
La copertura vegetazionale è condizionata da diversi fattori, tra cui il soleggiamento, il tipo di suolo e l'umidità: distinguiamo così tre ambienti principali, le forre, la sommità delle alture tufacee e il prato pascolo.
- Le forre
Sul fondo delle forre c'è un particolare microclima legato all'elevata umidità ed allo scarso soleggiamento; la permeabilità dei tufi fa in modo che le acque meteoriche ne attraversino gli strati sgorgando alla base delle pareti di tufo ove sono gli strati argillosi assai meno permeabili. Torrenti e piccoli corsi d'acqua perenni alimentano una fitta vegetazione igrofila tra cui prosperano il carpino nero e quello bianco (Ostrya carpinifolia e Carpinus betulus), il nocciolo (Corylus avellana), l'ontano (Alnus glutinosa), e persino il faggio (Fagus sylvatica), sebbene ci si trovi ben al di sotto del limite altimetrico della specie.
Felci di diverse specie, tra cui la rara lonchite (Blechnum spicans), verdi muschi, azzurre pervinche, gialle primule, violette, ciclamini fucsia e rosse bacche del pungitopo, colorano nelle diverse stagioni il fitto sottobosco, creando una policromia suggestiva che si accende di colore con i rari raggi di sole che riescono a forare la folta chioma degli alberi.
Le pareti tufacee esposte al sole ospitano invece una vegetazione più legata al clima mediterraneo: sulle rossastre falesie prosperano, abbarbicati alle rocce, esemplari secolari di leccio (Quercus ilex), bianche fioriture di erica (Erica arborea), vaste formazioni di licheni dal colore arancione acceso.
- La sommità delle alture tufacee
Sopra i pianori tufacei si assiste spesso alla coltivazione della vite e dell'olivo, nonché alla presenza di orti e frutteti in cui abili mani riescono a far crescere moltissimi frutti della terra. Nelle aree non sottoposte a coltura, crescono boschetti di roverella (Quercus pubescens) frammisti ad altre piante tipiche della vegetazione mediterranea, tra cui la ginestra (Spartium junceum), il corbezzolo (Arbutus unedo), la fillirea (Phillyrea latypholia), il nespolo nostrano (Mespilus germanica), il biancospino (Crataegus monogyna) e la rosa canina. Diverse le specie legate al clima particolarmente caldo ed asciutto quali il profumatissimo timo (Thymus serpillum), il cisto dai grandi fiori bianchi (Cistus salvifolius) e diverse specie di orchidee selvatiche.
- Il prato-pascolo
Nell'area del Quarto prosperano solo le piante che non sono appetite dagli erbivori: questi grandi animali, con l'alimentazione quotidiana, hanno inconsciamente operato una forte selezione che ha favorito le piante spinose o velenose. Tra le prime segnaliamo la marruca (Paliurus spinachristi), il prugnolo (Prunus spinosa), il pero mandorlino (Pyrus pyraster), il rovo (Rubus sp.), il biancospino (Crataegus sp.), il melo selvatico (Malus sylvestris) e l'asparago (Asparagus acutifolia). Tra le piante velenose o sgradevoli ricordiamo l'asfodelo (Asphodelus ramosus) e la parte aerea del gigaro (Arum maculatum).
Diverse orchidee impreziosiscono il brullo pascolo.
Le pareti delle forre ospitano nidi e posatoi di diversi rapaci tra cui la poiana (Buteo buteo) ed il gheppio (Falco tinnumculus); fino alla metà degli anni '70 dello scorso secolo vi nidificava anche un avvoltoio, il capovaccaio (Neophron percnopterus) o Avvoltoio degli Egizi, che trovava nutrimento nelle vaste estensioni dei pascoli, soprattutto carogne degli animali. La netta diminuizione delle attività di allevamento ha fatto mancare il necessario apporto alimentare a quest'animale africano, che ha preferito non trascorrere più in queste zone il periodo estivo. Tra gli altri rappresentanti dell'avifauna ricordiamo il picchio verde (Picus viridis), il gufo (Asio otus), la civetta (Athene noctua), il barbagianni (Tyto alba), la ghiandaia marina (Coracias garrulus) e la gazza (Pica pica).
Nel Parco si trovano diversi mammiferi tra cui il cinghiale (Sus scrofa), il gatto selvatico (Felis silvestris), il tasso (Meles meles), la volpe (Vulpes vulpes) e l'istrice (Istrix cristata). Tra gli anfibi importante la presenza della salamandrina dagli occhiali (Salamandra terdigitata), del tritone (Triturus cristatus, T. italicus, T. vulgaris) e della raganella verde (Hyla italica). Tra i rettili troviamo la biscia dal collare (Natrix natrix), il cervone (Elaphe longissima quatuorlineata) e la luscengola (Anguis fragilis). Presenti esemplari di tartaruga terrestre (Testudo hermanni). La limpidezza e pulizia di alcuni corsi d'acqua è testimoniata tra l'altro dalla presenza di larve di tricotteri, insetti che allo stadio larvale vivono nelle acque basse e calme costruendosi una teca di sassolini o frammenti legnosi.
Le risorse storico-archeologiche
Una particolarità del Parco Marturanum è quella di avere rilevanti testimonianze del passato immerse in un ambiente naturale assai ben conservato: per questo è detto "il Parco degli Etruschi".
Passeggiando lungo i sentieri naturalistici si resta stupefatti dalle facciate rupestri delle tombe i cui ingressi oscuri si aprono improvvisi tra la vegetazione. L'unicità poi della necropoli etrusca di San Giuliano è quella di offrire un panorama completo sullo sviluppo dell'architettura funeraria di questo popolo, presentando una tipologia che va dalle tombe a pozzo e fossa dell'età del Ferro ai grandi tumuli orientalizzanti, dalle tombe rupestri arcaiche a quelle a dado ellenistiche: scendendo nel fondo della forra sembra di scendere nel tempo, dal VII al III secolo a.C..
Circondata dalle numerose necropoli è la rocca di San Giuliano, dalle imponenti mura difensive in tufo, forse sede dell'abitato etrusco, in seguito di quello medievale di Marturanum, abbandonato all'inizio del II millennio per motivi di sicurezza a favore del sito dell'attuale Barbarano: sulla rocca restano le suggestive architetture della chiesa romanica di San Giuliano, a tre navate, con pitture del XIV e XV secolo. Accanto ad essa un romitorio dove, sembra, abbiano dimorato degli eremiti fino alla fine del XIX secolo: dal piccolo balcone lo sguardo spazia sull'area protetta, non disturbato da alcuna costruzione ed opera dell'uomo. Nel settore meridionale del Parco (area del Quarto) rimangono i resti del tracciato romano della Via Clodia che, dopo aver attraversato i pascoli, scompaiono nel suggestivo Bosco della Bandita, una cerreta ad alto fusto.
Presso il Centro Visite del Parco, in Viale IV Novembre a Barbarano, è possibile ricevere materiale illustrativo e visitare il Museo Naturalistico - link esterno: (www.museomarturanum.it).
Operatori specializzati per escursioni e visite al territorio del Parco sono a disposizione del turista presso le Associazioni Il Castello (tel. 3470191536 e sito internet - link esterno: www.assilcastello.it , con Guide Ufficiali dell'Associazione Italiana Guide Ambientali e Naturalistiche) e Vegoia (0761-414348).
L'area protetta è fornita di un ostello e di una foresteria.
Presso la località Caiolo è stata realizzata un'area di sosta con Punto Informazioni, fontanile e barbecue. Dall'area partono numerosi sentieri escursionistici.
Ente Parco - tel. +39.761.414601 Ufficio Guardiaparco - tel. +39.761.414507 Carabinieri - tel. +39.761.414602
Sito internet - link esterno: www.parchilazio.it
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