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L'età napoleonica

Lo stato romano, geograficamente piccolo ed economicamente povero, era sorretto solo dal prestigio morale del papa. Mentre la Francia era scossa dalla rivoluzione francese le cui conseguenze si facevano sentire nell'Italia del nord dove, dopo il trattato di Campoformio (1797), veniva creata dai francesi la Repubblica Cisalpina, il centro Italia non fu per il momento coinvolto. Ma nel '98, detronizzati i vari sovrani, sorsero ovunque repubbliche democratiche vassalle della Francia come la repubblica ligure, quella partenopea e quella romana che durò dal febbraio 1798 al settembre 1799. Pio VI, dichiarato prigioniero dai francesi, dovette andare profugo a Siena e poi alla Certosa di Firenze. Di passaggio per Viterbo, il Papa, ormai vecchio e stanco, fu accolto dal popolo numerosissimo che s'inginocchiava chiedendo la sua benedizione. Trovò ospitalità nel convento degli Agostiniani e pregò davanti al corpo di Santa Rosa. Dopo un millennio cadeva lo Stato della Chiesa. In mezzo a questi eventi tumultuosi i cittadini di Viterbo diffidavano dei realisti come dei giacobini, avvertendo quasi la precarietà della situazione rotti com'erano a tante traversie storiche. Il 3 marzo 1798 un proclama della Repubblica Romana ammetteva "a fraternizzare con la Repubblica questo Comune" e Viterbo veniva proclamata capoluogo del Dipartimento del Cimino (ex patrimonio di S. Pietro). Organizzata la guardia Civica, si cercò di dare qualche rimedio alle condizioni della città peggiorate da prestiti forzosi, contribuzioni straordinarie e repentini cambiamenti politici. Fu alzato l'albero della libertà, simbolo della rivoluzione, ma l'istituzione della leva obbligatoria fece insorgere i viterbesi che costrinsero i francesi a ritirarsi. Quando il generale Kellermann lasciò la città, nel dicembre '98, fece bruciare i battenti di Porta Fiorentina e Porta Romana, aprire una breccia nelle mura e spezzare la campana civica (così riporta il Signorelli nella sua cronaca). Moriva intanto Pio VI e gli succedeva Pio VII. Caduta la Repubblica ci fu il ripristino dell'ordinamento precedente. Ma nel 1808, dopo la battaglia di Marengo, la Tuscia, con gli altri territori della Chiesa, entrò a far parte dell'Impero Napoleonico. Pio VII fu arrestato al Quirinale e condotto prigioniero in Francia. Solo nel 1814, dopo la sconfitta di Napoleone a Lipsia, poté tornare a Roma con un viaggio trionfale attraverso l'Italia. Viterbo perde il ruolo di Capoluogo fino al tramonto della potenza napoleonica. Viene costituito il Dipartimento del Tevere, corrispondente circa all'attuale Lazio, e l'antica Provincia del Patrimonio, per la prima volta, è declassata a circondario. Dopo la sconfitta di Waterloo ed il congresso di Vienna nel 1815, restaurato lo Stato Pontificio, Viterbo torna ad essere il centro amministrativo del Patrimonio di S. Pietro in Tuscia. Vi è un graduale ritorno all'assolutismo pur con qualche azione riformatrice. I moti carbonari non coinvolgeranno la città le cui vicende riguardano solo il riassetto dello Stato Pontificio. Il 2 ottobre del 1841 Gregorio XVI viene in visita a Viterbo.
Ha inizio un periodo di fervore edilizio: tra l'atro viene progettato il Teatro Nuovo ad opera del Vespignani e operata la trasformazione del Santuario di S. Rosa su disegno di Vincenzo Federici. Spicca, in questo periodo, l'opera svolta per la città dal cardinale vescovo Gaspare Pianetti.

In queste vicende, merita un cenno particolare il destino che lega Canino dal 1808 al 1853 alla famiglia Bonaparte.
Luciano Bonaparte, dopo l'ascesa al potere del fratello, mal sopportando una condizione di subordine, dopo un breve girovagare per l'Europa, approdò a Roma dove nel 1808 acquistò la Rocca di Canino. Nel 1814 Pio VII eleva quest'ultimo territorio a Principato investendo del titolo Luciano. Per il piccolo centro fu questo un periodo di particolare fervore economico ed edilizio. Pur se contornata dalla devozione dei paesani, la famiglia lasciò nel complesso modeste tracce dedicandosi in particolar modo alla ricerca e al commercio dei reperti etruschi. Dopo la morte di Luciano, fu poi Carlo Bonaparte, suo primogenito, a cedere tutto ai Torlonia nel 1853.

(testo tratto dal sito Tuscia, 1996)



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