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I Pontefici e i loro discendenti nella Tuscia

Il fenomeno del nepotismo consiste nella ricerca, da parte di alcuni Papi, di accrescere il prestigio dei propri congiunti (soprattutto nipoti) e della famiglia tutta mediante la concessione di privilegi, cariche di prestigio, beni mobili ed immobili, persino vasti territori dello Stato della Chiesa.
Un aspetto tutt'altro che marginale è legato alla necessità di avere al governo di alcune regioni del territorio pontificio dei propri congiunti, di cui fidarsi. Tale fenomeno inizia probabilmente a manifestarsi nel momento in cui il Papato diviene a tutti gli effetti una potenza economica e politica.
Fenomeni di nepotismo si segnalano sin dall'XI secolo ma vanno talora interpretati come la naturale reazione dei pontefici allo strapotere dei feudatari sul Papato: attribuiscono poteri locali ai propri congiunti con l'intento di toglierne alle famiglie feudali. Infatti nel periodo feudale l'organizzazione amministrativa pontificia è fortemente sottomessa dalle grandi famiglie feudali del Lazio.

Il primo "caso" nepotistico riguarda papa Innocenzo III (1198-1216).
Il pontefice s'impegnò nella nascita nel Lazio di un principato per il fratello Riccardo dei Conti di Segni, ottenendo dal re di Sicilia Federico la Contea di Sora: questa fu addirittura scissa dal Regno divenendo un feudo pontificio. Nominò inoltre cardinale e vescovo di Ostia un suo parente, Ugolino che diverrà a sua volta papa col nome di Gregorio IX (1227-1241).
Con papa Sisto IV (Della Rovere, 1471-1484) inizia quello che è stato definito dagli storici il grande nepotismo: non più solamente onorificenze, privilegi e ricchezze, ma la creazione di veri e propri stati nello stato, feudi nel papato. Questo papa donò ai suoi due nipoti Giuliano e Pietro molte abbazie (con le relative terre) e ben sei vescovadi.
Villa Lante a BagnaiaAlla Tuscia è legata l'ascesa della famiglia dei Farnese, il cui rappresentante più illustre è papa Paolo III (1534-1549) che concesse grandi benefici al figlio naturale Pier Luigi: tra di essi la creazione del Ducato di Castro (1537) e quello di Camerino che diede nel 1540 al figlio di Pier Luigi, Ottavio, suo nipote. Nel 1545 il Ducato di Castro passò nelle mani di Ottavio e Pier Luigi ottenne il Ducato di Parma e Piacenza.
Con papa Paolo IV (Carafa, 1555-1559) si torna al piccolo nepotismo ed alla sporadica donazione di piccoli feudi.
E' papa Urbano VIII (Barberini, 1623-1644) a segnare un ritorno al grande nepotismo: dona infatti ai tre nipoti, dopo averli eletti cardinali, grandi ricchezze e vasti territori.
Ancora una volta nella Tuscia un pontefice fa dono ai propri congiunti di alcune terre: è il caso di papa Innocenzo X (Pamphilij, 1644-1655) che elegge a principato San Martino al Cimino e ne fa principessa la cognata Olimpia Maidalchini.
Bisogna ricordare che molti pontefici, i più, si opposero a questo fenomeno in ogni tempo; esso sembra aver termine nel 1800.
La testimonianza dell'attaccamento ai beni materiali e della volontà spudorata di arricchire i propri familiari, sono le numerose residenze che cardinali e pontefici hanno fatto erigere nella provincia di Viterbo, soprattutto nel periodo rinascimentale: tra di esse il Palazzo Farnese di Caprarola e la Villa Lante di Bagnaia.



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