
Mentre il territorio etrusco è immerso nella cultura villanoviana dell'età del Ferro, sin dalla metà del IX secolo a.C. inizia una fitta serie di scambi con il mondo egeo, rapporti che culmineranno, alla fine del secolo successivo, con l'esplosione della cultura Orientalizzante: cerchiamo di analizzare quali siano gli antefatti di questa esplosione culturale.
I rapporti con i navigatori-mercanti egei, giunti sulle rive tirreniche in cerca di metalli (soprattutto ferro e rame per armi, utensili ed ornamenti), sembrano iniziare attorno alla metà del IX secolo a.C.: essi però sono solo un episodio di una lunga serie di rapporti internazionali tra i popoli che vede il suo inizio sin nel III millennio a.C., quando, ad esempio, naviganti egei alla ricerca di metalli giungono nella penisola iberica (Los Millares, Vila Nova de São Pedro) fondando, alla metà del millennio, dei piccoli stanziamenti fortificati.
Nel II millennio a.C. gli scambi di manufatti in rame sono intensissimi tanto che, la maggior parte dei pugnali a lama triangolare con costolatura mediana, un tipo di arma personale assai diffuso nell'età del Rame, rinvenuti in Europa centromeridionale, sembra essere prodotto nell'ambito della cultura di Rinaldone.
Dall'Egeo, nel II millennio a.C., provengono diversi navigatori-cercatori di metallo micenei, la cui presenza è testimoniata dal rinvenimento di alcuni frammenti bronzei e ceramici. Fondamentali quelli rinvenuti nella Tuscia, a Luni sul Mignone e a San Giovenale (Blera), che hanno fatto luce su un periodo relativamente oscuro della preistoria, fornendo la datazione e la prova di contatti avvenuti tra le genti appenniniche dell'età del Bronzo italiana con la civiltà Micenea: navigatori egei del II millennio a.C. erano forse di fronte alle coste della Tuscia, probabilmente interessati allo scambio dei prodotti metalliferi dei Monti della Tolfa con le proprie mercanzie.
I rapporti con il mondo greco si interrompono, anche se non del tutto, tra la fine del II e l'inizio del I millennio a.C.: dopo una breve pausa, legata alla generale crisi che investì il mondo egeo e detta "medioevo ellenico", i dati archeologici testimoniano la ripresa dei contatti nel IX secolo a.C.,. Questa potrebbe essere testimoniata dalla comparsa di vasi di terracotta di produzione villanoviana, ma ispirati a forme di derivazione egea, in particolare ai "crateri", vasi utilizzati per mescere il vino.
In questo periodo si diffonde probabilmente la pratica della trasformazione dell'uva nel prezioso liquido e, con la nuova abitudine alimentare, anche la moda del "simposio", cioé del bere insieme il vino, rilassandosi, scherzando, dimenticando per un attimo difficoltà e dolori quotidiani.
Ben presto la classe emergente impara ad amare i nuovi venuti e, con essi, tutti gli oggetti e le mode importate. Vasellame, piccoli gioielli, ma anche vino ed olio, sono alla base dello scambio tra gli Etruschi ed i Greci, desiderosi di metallo, grezzo o semilavorato. Inizia così una serie di scambi che, nel tempo, diverrà così fitta da permeare di oggetti e caratteri culturali "stranieri" la stessa Civiltà Etrusca, fino a farla sembrare pertinente ad un popolo orientale stabilitosi sulle coste italiane.
Tra i primi oggetti d'importazione ci sono piccoli amuleti in pasta vitrea e faience (gesso vetrificato) prodotti in Egitto, o pendagli in oro di manifattura punica e fenicia; ma diventano sempre più frequenti le ceramiche, assai leggere, depurate, chiare, dipinte, molto diverse dagli impasti neri buccheroidi, pesanti e spessi, della manifattura villanoviana.
La richiesta di ceramica greca, di produzione egea o d'imitazione etrusca, è talmente elevata, da far giungere in Etruria degli artigiani greci che aprono degli ateliers, delle botteghe: la loro presenza è veicolo di scambio culturale, scambio che tanta parte avrà nella formazione culturale del popolo etrusco d'età storica.
Il periodo Orientalizzante è convenzionalmente inquadrato tra la fine dell'VIII secolo a.C. e la fine del VII secolo a.C., con dei significativi attardamenti nelle località più lontane dai principali centri irradiatori di questa cultura, in genere le città costiere e di frontiera dell'Etruria meridionale, come Veio, Cerveteri, Tarquinia e Vulci.
Si parla di splendore del periodo orientalizzante per la quantità e qualità dei reperti rinvenuti all'interno delle tombe etrusche, soprattutto in quelle dei rappresentanti del nuovo ceto emergente: un ottimo esempio è offerto dai corredi funerari delle tombe principesche di Cerveteri, in particolare dalla Regolini Galassi (necropoli del Sorbo), oggi conservati al Museo Gregoriano Etrusco (Musei Vaticani). Vi fanno parte dei carri, un letto di bronzo e legno con la rete flessibile formata da strisce di metallo incrociate, scudi bronzei, vasellame in metallo pregiato, gioielli e tanti altri oggetti testimonianti il fasto dei proprietari della tomba.
Al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia (Roma, Piazzale di Villa Giulia) sono esposti numerosi corredi funerari del periodo Orientalizzante con diversi oggetti importati dal mondo Orientale, cioè dalla Siria, dall'Assiria, da Urartu, da Cipro, dalla Fenicia, dall'Egitto: essi hanno consentito lo studio delle rotte seguite dai mercanti, spesso punici o greci, per portare merci ed uomini lungo il bacino del Mediterraneo.
Con l'intensificarsi del commercio, con la specializzazione dell'artigianato, con l'applicazione di nuove tecniche e metodologie soprattutto in agricoltura, si eleva lo standard di vita; questo corrisponde ad un incremento esponenziale del fenomeno di crescita demografica già iniziato nell'età del Bronzo recente. Ma soprattutto sono gli aristocratici che, esercitando il monopolio del commercio, il controllo delle attività agricole e d'allevamento, nonché delle vie di comunicazione, accumulano potere, prestigio e denaro.
Oltre al ricco corredo delle tombe è la struttura stessa dei sepolcri a parlarci del censo di questi personaggi: i grandi tumuli sparsi nelle campagne della Tuscia, scavati nella roccia o edificati con blocchi, sono i muti testimoni di un mondo antico in cui appare un forte divario tra le famiglie aristocratiche ed il popolo.
Tra le attività principali che si intensificano in questa fase storica, bisogna segnalare il commercio marittimo ed, in generale, il controllo delle rotte di navigazione tirrenica verso la Campania, dove c'è un forte nucleo etrusco attorno a Capua e Salerno sin dall'età del Ferro, la Sardegna, area di contatto fra Etruschi, Sardi e Punici, il Tirreno settentrionale, attraversato dalle navi greche.
Gli Etruschi, anche se divisi in numerose città stato, simili alle poleis greche, sono accomunati da una cultura molto forte, da una lingua, da usi e costumi antichi: la loro unità culturale li spingerà, anche se non sempre, verso una politica comune e ciò impedirà l'impianto stabile di insediamenti o colonie straniere nell'area d'influenza etrusca.
Le veloci navi solcheranno a lungo le acque del "Tirreno", così chiamato dai Greci appunto perché "Tirreni" chiamavano gli Etruschi, e dove spesso le loro navi verranno attaccate quali invaditrici. Gli Etruschi verranno accusati a lungo di esercitare la pirateria sui Greci, attività assai diffusa nell'antichità e valido deterrente per evitare concorrenze commerciali. L'acme della thalassocrazia etrusca, cioè del loro dominio sul mare, è raggiunto nell'età Arcaica (inizi VI - inizi V secolo a.C.), periodo che corrisponde allo splendore di questo popolo: c'è una data in particolare che segna l'inizio di una parabola ascendente di benessere e ricchezza, il 540 a.C. circa, data della Battaglia del mare Sardo.
Le continue schermaglie tra gli equipaggi delle navi greche, interessate alle coste della Francia meridionale con la colonia focese di Massalia (Marsiglia) e della Corsica ove era la colonia di Alalia (Aleria), ed etrusche, si concretizzano in una tragica battaglia navale. La battaglia vede contrapporsi navi greche contro navi etrusche e puniche: nonostante l'esito favorevole per i Greci, la forte decimazione degli equipaggi e la perdita di molte navi li costringe ad abbandonare il settore centro settentrionale tirrenico ed a rifugiarsi in Campania. In Corsica è posta una colonia etrusca e si consolida il dominio di quest'area. E' l'inizio della fase di maggior splendore del popolo dei Rasenna, come si facevano chiamare con orgoglio gli Etruschi.
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