Logo del sito Tuscia Viterbese

Le saline di Tarquinia e la Riserva Naturale

La Riserva Naturale di Popolamento Animale "Salina di Tarquinia" è stata istituita nel 1980 con un Decreto del Ministro dell'Agricoltura e Foreste e del Ministro delle Finanze.
Il territorio dell'area protetta, esteso per circa 170 ettari, copre una fascia litoranea nel comune di Tarquinia. La sua istituzione è finalizzata alla protezione dell'ambiente ma anche al ripopolamento di alcune specie animali sottoposte a studio e ricerca da parte di organismi pubblici e privati.

La geologia

La vegetazione della dunaIl territorio della Riserva è caratterizzato prevalentemente da terreno sabbioso; si tratta di una zona costiera prospiciente il mar Tirreno, compresa tra la foce del Fiume Marta e quella del Fiume Mignone. Gli strati geologici più antichi della zona retrostante la Riserva sono costituiti da calcare e argilla, che assieme formano il flysch, una formazione geologica sedimentaria caratteristica dell'Alto Lazio, spesso alternantesi con le rocce di origine vulcanica, depositatasi tra il Paleocene e l'Eocene (tra 60 e 40 milioni di anni fa).
Sopra il flysch si trovano le "arenarie di Manciano", arenarie contenenti gusci calcarei di conchiglie e di ricci di mare, depositatesi attorno ai 30-20 milioni di anni fa sul fondo marino, poi emerse in seguito a movimenti tettonici.
Sopra questi strati troviamo altre formazioni sedimentarie quali le argille azzurre del Pliocene inferiore (intorno ai 5 milioni di anni fa) ed il calcare di Tarquinia, anch'esso pliocenico.
Nelle argille sono presenti numerosi gusci e scheletri di organismi marini che vivevano fluttuanti nell'acqua o sul fondo; nel calcare di Tarquinia invece quasi esclusivamente resti di piccoli organismi che vivevano sul fondo.
Il calcare giallastro di Tarquinia, localmente noto con il nome di "macco", è utilizzato sin dal periodo etrusco come pietra da costruzione per la facile lavorabilità. Questi strati sono visibili per i fenomeni di trasgressione marina nell'entroterra che, nel corso dei millenni, hanno formato una serie di terrazzamenti naturali su diversi livelli, antiche linee di costa. Queste variazioni della linea di costa si sono succedute soprattutto nel Pleistocene, quando si sono formati degli strati geologici marini successivamente emersi dal Tirreno; due sono quelli principali: il più antico, databile tra il milione e mezzo ed i 400.000 anni fa, è precedente alla serie di eventi vulcanici che ha coinvolto la Tuscia ed è ricco di gusci di conchiglie e crostacei; il più recente, ricco di materiale vulcanico dei complessi vulsino e vicano, quali pomici e sabbie, in cui si trovano stratificazioni di ghiaie alternate a resti di conchiglie molto grandi (Strombus bubonius e diversi Conus) che ne permettono una datazione attorno ai 125.000 anni fa, in un periodo caratterizzato da un clima relativamente più caldo dell'attuale (circa 6°C in media), con una maggiore estensione dei bacini marini, definito "Tirreniano". Dopo il Tirreniano le diverse variazioni del clima hanno instaurato dei cicli di ingressione e successivo ritiro delle acque marine, creando i presupposti per la formazione dei cordoni litoranei, formatisi con l'accumulo di sabbia dovuto principalmente all'azione del vento: questi hanno incluso delle lagune costiere poi sfruttate dall'inizio del secolo scorso come saline.
La variazione controllata del livello delle acque contenute nei diversi bacini e la successiva evaporazione delle stesse sono il semplice meccanismo che ha portato, sin dall'antichità, alla produzione di sale marino.

La vegetazione

Nella Riserva dunque troviamo due tipi principali di vegetazione, quella che cresce sulla duna costiera e quella che vive negli ambienti della salina.
Sulla duna crescono soprattutto graminacee e piante diverse che costituiscono un manto erboso perenne; tra di esse ricordiamo la canna Phragmites australis, l'Eryngium maritimum ed il candido giglio marino (Pancratium maritimum).
Nell'ambiente iperalino, cioè fortemente salino, della zona retrostante la duna costiera, troviamo soprattutto delle piante succulente, quali la Suaeda fruticosa e l'Inula chritmoides, la Salicornia europaea e la Sarcocornia perennis.
L'ambiente delle saline è caratterizzato da una forte salinità dei suoli e delle acque, per questo ospita un numero di specie vegetali ed animali inferiore a quello di altri ambienti, data la sua particolarità.Nelle acque, in cui la salinità talvolta è superiore nettamente a quella del mare, prospera ad esempio un alga dal colore rosato, la Dunaliella salina. La presenza di elevate quantità di sali minerali nell'acqua e nel suolo crea una forte aridità, chimica più che climatica, che consente la vita solo ad alcune specie vegetali, le piante dette "alofite", che vivono cioè in suoli salini. Queste piante devono sviluppare degli stratagemmi simili a quelli adottati dalle piante dei territori desertici. tra questi:
- la creazione di riserve d'acqua (come i cactus);
- la riduzione della superficie delle foglie e quindi la loro esposizione ai raggi solari;
- la loro impermeabilizzazione mediante uno strato ceroso autoprodotto;
- l'espulsione continua dei sali accumulati mediante ghiandole apposite.

La fauna

Un lepidotteroSebbene si tratti di un ambiente salmastro, la Riserva si presenta come un'area umida di grande valore naturalistico, in cui sono presenti diverse specie di uccelli, stanziali e di passo. Tra di essi ricordiamo la garzetta (Egretta garzetta), l'airone cinerino (Ardea cinerea), il fenicottero rosa (Phoenicopterus ruber), il Cavaliere d'Italia (Himantopus himantopus) e la sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides). Nutrita la colonia di anatidi e di gabbiani; questi ultimi si giovano anche della vicina discarica di Tarquinia con i suoi rifiuti. Ma numerose altre sono le specie di uccelli che frequentano l'ambiente umido e quello limicolo, trovando protezione e rifugio nella Riserva, poco frequentata dall'uomo.
Tra i mammiferi presenti si citano l'istrice (Hystrix cristata), la volpe (Vulpes vulpes), la puzzola (Mustela putorius), il tasso (Meles meles) ed il raro gatto selvatico (Felis silvestris).

La storia

Adiacente alla Riserva della Salina di Tarquinia sono gli scavi di Graviscae, Gravisca, il porto principale della Tarquinia etrusca, città a forte vocazione commerciale e marinara, attiva nel periodo della thalassocrazia etrusca sul Tirreno. L'emporio che sorgeva nel porto era frequentato da naviganti e mercanti provenienti da tutti i paesi del Mediterraneo, ma soprattutto dai Greci che, grazie alla lungimiranza e tolleranza etrusca, vi possedevano un santuario. Le dediche rinvenutevi ci attestano l'esistenza del culto di Apollo: tra queste un cippo d'ancora in pietra con dedica al dio da parte di un famoso mercante dell'antichità, Sostratos di Egina, ora conservato al Museo Archeologico di Tarquinia.

L'impianto delle saline, in cui erano impiegati numerosi carcerati, è stato realizzato all'inizio del XIX secolo (1805) dal Governo Pontificio: è costituito da cinquanta vasche la cui profondità progressiva facilita l'evaporazione dell'acqua di mare e la successiva creazione dei cristalli di sale, costituiti in prevalenza da NaCl, cloruro di Sodio.
Dopo l'Unità d'Italia l'impianto passò al Governo Italiano che dal 1862 aveva istituito il regime di monopolio per la produzione e vendita del sale, attive sino agli anni '70 dello scorso secolo; attualmente la produzione è definitivamente cessata e la visita è consentita solo contattando il Corpo Forestale dello Stato.

Informazioni generali

E' possibile osservare la Riserva e le specie animali da fuori, mediante un binocolo, costeggiando le reti di recinzione poste lungo la strada di accesso o la spiaggia tirrenica.
Salina di Stato, località Tarquinia Lido, tel. +39.766.864800



Copyright Sito (link esterno) Ce.F.A.S. - C.C.I.A.A. Viterbo 2005 - 2008
Copyright Testi (salvo indicazioni diverse) A.Sasso/Iperweb 1996 - 2008 www.iperweb.eu

Torna alla pagina menù iniziale

Vai al sito con elementi multimediali