
Le condizioni climatiche di gran parte della Tuscia, unite alla buona ritenzione idrica dei terreni vulcanici, consentono una fiorente agricoltura, caratterizzata dalla policoltura (olivo-vite-cereali-foraggi). Nella Maremma però molti suoli sono perlopiù sedimentari (argille-marne-sabbie), quindi poco permeabili, e si prestano soprattutto al pascolo.
Nel passato la presenza di vasti acquitrini e di pianure irrigate dai numerosi corsi d'acqua, soprattutto in prossimità della costa, ha favorito la pratica dell'allevamento transumante: sin dalla preistoria, con certezza nell'età del Bronzo, vaste mandrie e greggi venivano trasferite lungo percorsi appositi, i tratturi, dai pascoli appenninici estivi a quelli litoranei invernali.
La transumanza è documentata dal periodo romano: diversi autori, tra cui Varrone (I secolo a.C.), narrano delle modalità con cui questa pratica antichissima si svolgeva. Le greggi e le mandrie venivano trasferite dai pascoli appenninici estivi, alle pianure laziali, toscane o pugliesi: con la caduta del sistema imperiale romano e la conseguente frammentazione politica dell'Italia antica, tale pratica conobbe un momento difficile.
Dopo la crisi altomedievale la pratica dell'allevamento transumante riprese, probabilmente attorno al XIII secolo. I movimenti delle immense greggi erano sottoposti al pagamento di dazi e gabelle di passaggio: a tale onere fiscale era preposto un ufficio governativo apposito, la Dogana delle pecore che controllava direttamente i percorsi più utilizzati dai pastori.
Non è un caso che uno dei principali percorsi che collegava la Maremma laziale all'interno della Tuscia, e da qui a Viterbo ed alla valle del Tevere, si chiami "Via della Dogana": essa ricalca un tracciato antico che passava per Luni sul Mignone, il Passo di Viterbo e San Giovenale, a controllo del quale crebbero siti di controllo fortificati come il castello dei Di Vico di San Giovenale stessa.
La transumanza lungo gli antichi tratturi è stata praticata sino a qualche decennio fa, come testimoniano foto in bianco e nero della Campagna Romana e della Tuscia in cui appaiono i caratteristici insediamenti a capanne coniche dei pastori, assai simili a quelle preistoriche rivelate dagli scavi pre-protostorici di San Giovenale e Luni (Blera), Sorgenti della Nova (Ischia di Castro) e Roma (Palatino).
Oggi resiste ancora, solo che viene diminuita dal foraggiamento con mangimi durante l'inverno; gli ultimi pastori transumanti poi, non calcano più i tratturi, ma spostano i propri capi con camion bestiame.
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