
Le profonde forre create dai corsi d'acqua con il passare dei millenni, hanno isolato degli alti speroni di roccia dove, grazie alla ripidità delle pareti e, quindi, alla maggior difendibilità di queste roccaforti naturali, l'uomo si è stabilito sin dalla preistoria: questi piccoli altopiani sono stati abitati anche nel periodo etrusco ed in quello medievale, formando il primo nucleo di numerosi borghi che ancora oggi resistono suggestivamente abbarbicati sulle alte rocche vulcaniche.
La vita degli uomini nel Paleolitico (700.000 - 10.000 anni da oggi) è stata ricostruita sulla base dei dati archeologici ed antropologici: dall'analisi degli antichi strumenti in pietra ed osso, scheggiati e ritoccati, dall'osservazione dei resti dei pasti (ossa, conchiglie, ecc.), da studi paleopatologici sulle malattie e infermità dei nostri progenitori, si è potuto realizzare un quadro abbastanza fedele di quella che doveva essere la vita nelle prime fasi della storia umana. Comunità di individui spesso con rapporti più o meno diretti di parentela vagavano per il territorio in cerca di cibo: animali da cacciare, lumache, molluschi e frutta da raccogliere: un'alimentazione soprattutto a base di proteine animali, assai povera di fibre, ma con un buon apporto calorico. Alla ricerca di cibo questi gruppi di "cacciatori-raccoglitori" si spostavano anche di diversi chilometri al dì, comportandosi da nomadi e seminomadi.
I primi cacciatori paleolitici giunsero nelle nostre terre nel periodo glaciale, provenienti da nord, a ondate diverse: in quel clima ostile erano costretti a vagare in continuazione alla ricerca di selvaggina.
Alla fine del Paleolitico, nel Mesolitico (intorno a 10.000 anni fa) si assiste all'inizio del periodo postglaciale ed alla conseguente scomparsa degli animali di grande taglia: gli uomini si dedicano allora alla caccia di selvaggina di piccole dimensioni, non disdegnando persino topi, talpe, lumache acquatiche e chiocciole. Gli strumenti in pietra rinvenuti testimoniano la raffinatezza e l'efficienza raggiunte nel realizzare armi ed utensili.
Le testimonianze della presenza umana più antica del viterbese sono assai scarse, per due motivi principali: la frequentazione ripetuta e spesso ininterrotta sugli stessi luoghi dell'insediamento umano, che cancella e seppellisce le tracce del passato, e la relativa scarsità di ricerche sistematiche sul territorio volte all'individuazione delle testimonianze dei periodi più antichi.
Tra di esse ricordiamo alcuni strumenti di pietra del Paleolitico medio (da 700.000 a 125.000 anni fa) rinvenuti a Corchiano in località Cavernette Falische, e del Paleolitico superiore (ca. 125.000 - 10.000 anni fa) rinvenuti in un riparo sotto roccia a Norchia (Vetralla), presso il torrente Biedano; strumenti analoghi, sporadici, sono stati rinvenuti inoltre in diverse località della provincia tra cui Barbarano Romano (loc. Tirintera).
Una vera e propria rivoluzione avviene nel bacino del Mediterraneo occidentale nel periodo Neolitico, attorno alla metà del VI millennio a.C. nel , un millennio prima nel Vicino Oriente: con lo sviluppo dell'agricoltura e dell'allevamento e, per questo, della necessità di una sede fissa ove stabilirsi, nascono i primi villaggi, migliorano le condizioni di vita, la dieta umana si arricchisce, le scoperte dell'uomo si moltiplicano. Questo cambiamento sostanziale è imputabile, secondo alcuni autori, all'arrivo di genti provenienti dal mare Egeo: sono agricoltori, e portano con sé nuove tecniche di coltivazione, arnesi, animali addomesticati, piante commestibili (soprattutto cereali) e ceramiche.
Nella provincia di Viterbo non sono molti i siti neolitici riconosciuti: un gruppo di neolitici si era stabilito nelle vicinanze di Luni sul Mignone (Blera), in località Tre Erici, in cui gli archeologi svedesi hanno rinvenuto frammenti ceramici e resti organici datati col metodo del C14 (radiocarbonio) al 3450 a.C. Altre testimonianze del Neolitico sono state rilevate sul Monte Venere, un'altura di origine vulcanica al centro della caldera del vulcano vicano, l'odierno Lago di Vico; si tratta di una grotta, sede di un antico culto, in cui sono state rinvenuti diversi vasetti di terracotta, forse facenti parte di offerte destinate a divinità a noi sconosciute. Anche alle Cavernette Falische (Corchiano) sono state rinvenute tracce di un abitato. Frammenti ceramici e strumenti di pietra di questo periodo sono stati rinvenuti sporadici in diverse località, tra cui Barbarano Romano (in località San Giuliano). Nel Neolitico si assiste dunque alla comparsa di abitati di capanne di agricoltori ed allevatori, spesso posti sulle alture tufacee create dai corsi d'acqua. Ci sono forme relativamente avanzate di commercio anche a lunga distanza, soprattutto di beni alimentari e di ceramica, asce di pietra levigata, strumenti in selce e quarzo, ossidiana lavorata e semilavorata. Il Neolitico è considerato un periodo di stabilità culturale ed economica, di generale e sostanziale miglioramento delle condizioni di vita.
Ma tale generale stabilità non resiste all'arrivo dei pastori guerrieri: inizia l'Eneolitico, o età del Rame.
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