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I Monti Cimini

Il profilo dei Monti CiminiGli storici romani ci hanno lasciato diverse testimonianze sulle fasi di conquista del territorio etrusco da parte delle legioni romane: assai suggestivo è il racconto di Tito Livio riguardo all'impenetrabilità della "Silva Cimina", la foresta che copriva le pendici vulcaniche dei Monti Cimini e che fermò a lungo le legioni di Quinto Fabio Rulliano alla fine del IV secolo a.C..
Gran parte dei secolari boschi che ricoprivano queste alture si è oggi conservata, contribuendo ad arricchire il patrimonio forestale della Tuscia viterbese.

La geologia

Gli strati geologici più profondi sono da attribuire al tardo Miocene (tra 7 e 6 milioni di anni fa): si tratta di formazioni sedimentarie legati ai fenomeni tettonici che hanno portato all'innalzamento della catena montuosa degli Appennini. Nel Pliocene, circa milioni di anni fa,
una nuova ingressione dell'oceano in quest'area deposita un notevole spessore di materiali, tra cui sabbie ed argille. Nel Pleistocene inferiore, un milione e trecentocinquantamila anni fa, inizia l'attività vulcanica del distretto cimino: i prodotti vulcanici eruttati nelle prime fasi costituiscono il "peperino tipico del viterbese", utilizzato sin dall'antichità per l'edilizia, ancora oggi coltivato in numerose cave a cielo aperto nei dintorni di Vitorchiano. Caratteristica dell'attività di questo primo periodo è il sorgere di numerosi domi, circa cinquanta, sparsi sui Cimini: i "domi" sono degli ammassi di magma molto viscoso, quindi con grandi difficoltà di scorrimento, nei pressi delle fratture nella crosta terrestre da cui fuoriesce; essi si presentano come delle piccole alture coniche, sovrastanti il territorio circostante. E' frequente rinvenire sulla loro cima dei grossi massi lavici sparsi.
Due serie di colate laviche di differente composizione chimica caratterizzano le ultime fasi di attività del distretto vulcanico cimino; quasi contemporaneamente inizia l'attività eruttiva nel distretto vulsino ed in quello vicano. In quest'ultimo, nonostante la vicinanza con il complesso cimino, la composizione dei prodotti emessi dalle bocche crateriche e la dinamica stessa dei fenomeni vulcanici, mostrano grandi diversità.

La vegetazione

I boschi secolari dei Monti CiminiLe vicende geologiche del complesso vulcanico cimino-vicano hanno influenzato la copertura vegetazionale dei Monti Cimini: le lave dei due distretti, assai ricche in potassio, sono un eccezionale substrato per la crescita delle piante. Se a ciò uniamo il particolare microclima, fresco ed umido, dovuto alla vicinanza del Lago di Vico e all'altitudine, comprendiamo i motivi della folta vegetazione di questo comprensorio. Sulla sommità e sulle pendici del Monte Cimino, la vetta più elevata dei Cimini con i suoi 1053 metri, è presente una folta foresta di faggio (Fagus sylvatica) con esemplari centenari. La stessa specie, scendendo di quota, assieme a castagni (Castanea sativa), carpini neri e bianchi (Ostrya carpinifolia, Carpinus betulus) e cerri (Quercus cerris), riveste di un fitto manto il Monte Palanzana (802 metri), il Monte Fogliano (965 metri) e gli altri rilievi.
A quota inferiore si coltivano il nocciolo (Corylus avellana), che fornisce le squisite nocciole o "nocchie", prodotto tipico di quest'area, ed il castagno, con i suoi squisiti marroni.
Biotopo di grande valore naturalistico è la Faggeta del Monte Cimino, circa 60 ettari ricoperti da una foresta di faggio il cui folto manto impedisce spesso la crescita di arbusti: solo alcune piccole piante riescono a vivere con la poca luce solare che trafigge i rami ed i loro splendidi fiori rivestono in primavera il sottobosco di un'accesa policromia. Tra queste la Scilla bifolia dai fiori cremisi, la Pulmonaria vallarsae violetta ed anche il gigaro (Arum italicum) dai grandi fiori bianchi.
L'Aro è una pianta che sfrutta in modo singolare gli insetti per impollinarsi: il grande calice del gigaro, la spata, attrae gli insetti con il suo forte odore, soprattutto i ditteri (come le mosche); all'interno di essa i fiori sono raggruppati su una lunga infiorescenza. Quelli sterili sono in alto e si chiudono imprigionando l'insetto che, penetrato all'interno della spata, cerca di volare via, toccando sia i fiori maschili che quelli femminili, impollinandoli: riuscirà a fuggire diverse ore dopo, quando i fiori sterili, seccandosi, ne permetteranno nuovamente il volo.

Il fresco sottobosco della faggeta, regno dei funghiTra i 950 ed i 600 metri d'altitudine si trova una fascia di castagneti, utilizzati soprattutto per il legname, in cui vivono altre specie tra cui l'acero d'Ungheria (Acer obtusatum), il corniolo (Cornus mas), il nocciolo (Corylus avellana) ed il biancospino (Crataegus monogyna).
Alle quote più elevate sono presenti anche esemplari di agrifoglio (Ilex aquifolium), pianta protetta, e carpino bianco (Carpinus betulus).
Alle quote meno elevate delle pendici dei Cimini cresce il querceto, costituito principalmente da cerro (Quercus cerris), rovere (Q. petrea), roverella (Q. pubescens) e farnetto (Q. frainetto). Assieme alle querce vivono esemplari di caprifoglio (Lonicera caprifolium), nespolo nostrano (Mespilus germanica) e orniello (Fraxinus ornus).
Sui versanti esposti a meridione il particolare microclima e il soleggiamento consentono una vegetazione termofila (che prospera al caldo) caratterizzata da erica (Erica arborea), cisti (Cistus incanus e C. salvifolius) e ginestra (Spartium junceum), nonché dalla presenza di grandi lecci (Quercus ilex) abbarbicati sulle rocce vulcaniche.

La fauna

PoianaTra i mammiferi segnaliamo la lepre (Lepus europaeus e raramente Lepus corsicanus), il cinghiale (Sus scrofa), il riccio (Erinaceus europaeus) il ghiro (Myoxus glis) e lo schivo gatto selvatico (Felis sylvestris). Nelle faggete vivono i picchi verde e rosso (Picus viridis e Picoides major) e diversi rapaci diurni di piccole dimensioni, adattatisi alla caccia veloce tra gli alberi come lo sparviere (Accipiter nisus) e l'astore (Accipiter gentilis); nei boschi nidifica la poiana (Buteo buteo), nelle pareti di roccia vulcanica il gheppio (Falco tinnunculus). Tra i rapaci notturni sono presenti il gufo comune (Asio otus), l'assiolo (Otus scops), il barbagianni (Tyto alba), la civetta (Athene noctua) e l'allocco (Strix aluco). Tra i rettili troviamo esemplari di vipera (Vipera aspis), biscia dal collare (Natrix natrix), biacco (Coluber viridiflavus), saettone (Elaphe longissima), orbettino (Anguis fragilis), ramarro (Lacerta viridis) e la simpatica tartaruga (Testudo hermanni), specie protetta.

Informazioni generali

La maggior parte del territorio occupato dai boschi cimini ricade nei Comuni di Viterbo, Vitorchiano, Soriano nel Cimino, Canepina, Vallerano, Vignanello, Caprarola, Ronciglione, Capranica e Vetralla. Alcuni di essi poi sono inclusi nella Comunità Montana dei Monti Cimini. Informazioni possono essere richieste alle Pro Loco dei Comuni o direttamente ad essi. Numerosi sono gli esercizi ricettivi a disposizione di chi voglia trascorrere una serena vacanza tra monti e lago.

 

 

 


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