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Geologia
e geomorfologia della Tuscia
Il
paesaggio attuale di gran parte del territorio della provincia di
Viterbo, un'area geografica compresa tra la catena appenninica e la
costa tirrenica, è il risultato di un lungo periodo di attività vulcanica
sviluppatosi dalla fine del Pliocene e soprattutto nel Pleistocene
(tra un milione e settecentomila e diecimila anni fa).
In questo territorio è possibile distinguere tre distretti geologici
principali:
- il distretto vulcanico vulsino, con al centro il lago di
Bolsena ed ai margini il complesso vulcanico di Latera, quello del
paleobolsena e quello di Montefiascone;
- il distretto vulcanico cimino-vicano, sovrastato dalla vetta
del Monte Cimino (1053 metri) e con al centro la caldera del Lago
di Vico;
- il distretto vulcanico tolfetano, caratterizzato da sedimenti
sabbioso-argilloso-ghiaiosi nelle zone meno elevate, sovrastate dai
Monti della Tolfa, complesso vulcanico denominato Tolfa-Ceriti-Manziana;
- il distretto vulcanico sabatino, al confine meridionale del
territorio viterbese, caratterizzato dalla presenza di numerosi crateri
pleistocenici, il principale dei quali è oggi occupato dal bacino
lacustre di Bracciano.
Fino all'epoca pliocenica iniziale (5-4 milioni di anni fa)
il Mediterraneo era assai più esteso delle dimensioni attuali e le
sue acque arrivavano a lambire le estreme propaggini della catena
appenninica (era un vero e proprio oceano, detto Tetide); è nel pliocene medio e superiore (da 3 a 1,7 milioni di anni
fa) che inizia un lungo processo d'innalzamento del fondo marino,
probabilmente in concomitanza con i fenomeni vulcanici del Lazio settentrionale
più antichi. Sulle vaste pianure emerse si ergono i diversi edifici
vulcanici che, con i loro prodotti, modificheranno profondamente l'aspetto
del territorio.
Nell'epoca successiva, nel Pleistocene inferiore (tra 1 milione
e settecentomila anni fa), avviene la sedimentazione dei depositi
marini emersi, caratterizzati soprattutto da argille e sabbie
e ricche di conchiglie fossili. L'attività dei complessi vulcanici
della provincia di Viterbo, ma in generale di tutti i distretti del
Lazio, è iniziata dunque in queste vaste pianure sedimentarie, su
cui si sono depositati i materiali vulcanici.
Il
distretto cimino e quelli Tolfa-Ceriti-Manziana, caratterizzati
da rocce a chimismo acido, sono i più antichi e si collocano tra
due ed un milione di anni fa; il distretto vulsino e quello
sabatino presentano rocce con rilevanti quantità di potassio e
sono relativamente più recenti, essendo collocabili nell'ultimo
milione di anni. L'attività di questi vulcani è stata prevalentemente
esplosiva, con l'emissione ed il seguente accumulo delle rocce eruttate.
In migliaia di anni i materiali eruttati dalle bocche vulcaniche,
spesso con velocissime nubi ardenti, e quelli accumulatisi dopo l'erosione
ad opera degli agenti atmosferici (pioggia, vento) si sono sedimentati
dando luogo a spesse coltri di roccia, tufo,
nenfro e peperino, che caratterizzano gran parte della geologia
della Tuscia.
Distretto vulcanico vulsino
Si
trova a nord di Viterbo ed ha il suo centro nel bacino lacustre di
Bolsena, originatosi per un collasso, cioè per uno sprofondamento
dell'edificio vulcanico in seguito allo svuotamento della camera magmatica.
La sua attività inizia attorno agli 800.000 anni fa. Attorno
ai 370.000 anni fa una serie di eventi vulcanici porta alla formazione
del tufo di Bagnoregio, roccia formatasi con la sedimentazione dei
materiali eruttati dal complesso durante il collasso della caldera
di Bolsena. Un'altra caldera è nei pressi della vicina Montefiascone
e la sua attività eruttiva va collocata tra 300.000 e 150.000 anni
fa.
Distretto vulcanico cimino-vicano
L'area
vulcanica cimina si trova a sud di Viterbo e alcuni quartieri
di moderna costruzione della città sorgono ormai sulle pendici dei
Monti Cimini. L'attività eruttiva si colloca tra un milione e trecentocinquantamila
ed ottocentomila anni fa: è stata caratterizzata dalla fuoriuscita
di lave viscose acide dalle fratture della crosta terrestre che hanno
dato luogo a dei rilievi spesso assai ripidi: i geologi ne hanno riconosciute
con certezza una cinquantina. I materiali eruttati dal complesso sono
sparsi per una decina di km attorno ad esso.
L'area vulcanica vicana è adiacente quella cimina:
la sua attività è iniziata attorno agli 800.000 anni fa, terminando
circa 90.000 anni fa. L'edificio vulcanico principale è quello
di Vico, oggi occupato dal lago omonimo. Il bacino lacustre occupa
il fondo di una vasta caldera originatasi per collasso, come abbiamo
detto per sprofondamento dell'edificio vulcanico in seguito allo svuotamento
della camera magmatica. Al centro della caldera sorge un edificio
vulcanico secondario, ultimo prodotto dell'attività vicana, il Monte
Venere, sede di culti religiosi preistorici (neolitici). Il grazioso
bacino lacustre è gran parte compreso nella Riserva Naturale Regionale
del Lago di Vico.
Il momento di massima attività vulcanica del complesso vicano si colloca
attorno ai 150.000 anni fa.
Distretto vulcanico sabatino
Sebbene
i prodotti eruttati dalle bocche vulcaniche di questo complesso interessino
solo marginalmente il territorio della provincia di Viterbo, ne parliamo
perchè la sua attività fa parte della serie di eventi geologici che
ha contribuito alla formazione del paesaggio attuale della Tuscia.
Questo distretto inizia la sua attività attorno a 600.000 anni
fa ed ha il suo cratere principale in nel lago di Bracciano. Tra
600.000 e 370.000 anni fa si svolge un'intensa fase di fenomeni
facenti capo al cratere di Baccano, al confine tra Viterbo e Roma,
con la conseguente emissione di grandi quantità di materiali ed il
collasso dell'edificio vulcanico. L'ultima attività del cratere di
Baccano è datata attorno ai 40.000 anni fa. L'attività esplosiva
dei distretti vulcanici, l'emissione di materiali poi ricaduti sul
territorio, le colate dei materiali fluidi e facilmente trasportabili
dalle acque e dal vento, hanno generato rocce di origine vulcanica
poi sedimentatesi fino a formare dei plateau, cioè degli strati
di roccia spessi sino a diverse decine di metri. Questi strati sono
stati in seguito erosi dalle acque superficiali, creandovi dei pianori
isolati da profonde forre.
- Aspetti geotermici
L'intensa attività vulcanica dei diversi distretti del Lazio settentrionale,
estesasi soprattutto nel Pleistocene, è oggi ricordata da alcuni fenomeni
detti di "vulcanesimo residuo" molto interessanti dal punto
di vista geologico.
In quasi tutta la provincia si possono notare aree con sorgenti
termominerali ed emissioni gassose, soprattutto di anidride carbonica,
talora di anidride solforosa. La conoscenza delle proprietà terapeutiche
di queste acque risale a tempi antichissimi ma è con il periodo etrusco
che si notano le prime strutture legate all'utilizzo delle acque termominerali,
spesso luoghi di culto dedicati a divinità salutari.
In età romana queste sorgenti vengono utilizzate abbondantemente,
sia per impianti termali privati che pubblici. Di molte di queste
strutture restano imponenti rovine attorno a Viterbo.
L'esistenza di sorgenti calde ed emissioni gassose è dovuta a particolari
condizioni geologiche, geofisiche e geotermiche del territorio: l'effettuazione
di alcuni sondaggi sotterranei condotti dall'ENEL ha evidenziato la
presenza, a circa 3000 metri di profondità, di un flusso termico con
temperature assai elevate, tra i 300 ed i 150 °C.
Nei pressi di Bolsena, in particolare dell'antico vulcano di Latera,
è stata individuata un'area che potrebbe essere sfruttata per la produzione
di energia geotermoelettrica: energia pulita dunque, made in Tuscia.
- La sismicità
Sulla scala dei tempi geologici il territorio della Tuscia è assai
recente e quindi oggetto di movimenti tellurici: questi movimenti
sono a loro volta legati alle spinte orogenetiche della catena appenninica
o alle aree vulcaniche ancora relativamente attive in profondità.
Il territorio della Tuscia è caratterizzato da una bassa sismicità,
anche se si conoscono eventi, recenti, di forte intensità:
si ricordano il terremoto di Bagnoregio del 1695 (IX grado
della scala MCS - Mercalli-Cancani-Sieberg), quello di Castelgiorgio
del 1957 (VIII grado MCS) e quello di Tuscania del 1971
che portò morte e rovina nella graziosa cittadina viterbese (VIII
grado MCS), tutti legati al distretto vulcanico vulsino.
Relativo al distretto dei Monti della Tolfa è il terremoto del 2
luglio 1969, del VII grado MCS.
Per conoscere la classificazione del rischio sismico del Lazio, vai
sul sito della Regione (link esterno).
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