Siamo nell'età
del Rame, datata tramite il Carbonio 14 tra la fine del IV
e l'inizio del II millennio prima di Cristo.
Il suo nome è stato convenzionalmente stabilito sulla base della comparsa
di oggetti in rame nei contesti archeologici: una notevole rivoluzione
tecnologica, che affianca ai materiali sino ad ora usati (legno, pietra,
osso) i metalli lavorati a freddo ed a fusione. Ma la documentazione
archeologica segnala anche la comparsa di "tombe di guerrieri",
testimonianti la presenza di individui dominanti, impostisi sulla
struttura della precedente società neolitica a carattere equalitario:
è l'inizio di una interminabile lotta o, meglio, contrapposizione,
che durerà per millenni, quella tra pastori ed agricoltori.
La prima "cultura" preistorica che nasce e si sviluppa interamente
nel territorio dell'Etruria è quella di Rinaldone: prende
il nome da una località presso Viterbo, nelle vicinanze di Montefiascone,
dove all'inizio del secolo scorso ne furono rinvenute le prime testimonianze:
una serie di sepolture in piccole grotticelle artificiali con i corpi
dei defunti posti in posizione rannicchiata, come se dormissero. Accanto
ad essi si trovano le ceramiche di corredo e gli oggetti di rame,
soprattutto armi (asce, lame di pugnali ed alabarde) ed ornamenti.
Tombe di questa Cultura sono state rinvenute in una quarantina di
località dell'Italia centrale, soprattutto attorno alle Colline Metallifere
in Toscana e nella valle del fiume Fiora: in quest'ultima, attorno
alla località Ponte San Pietro (comune di Ischia di Castro), sono
state rilevate ben 12 necropoli. Altri siti con testimonianze di questa
Cultura in provincia di Viterbo sono ad esempio le tombe a grotticella
rinvenute a Norchia (Vetralla), scavate alla fine degli anni '80 del
secolo scorso, presso il fosso Pile dove duemila anni dopo gli Etruschi
avrebbero realizzato la suggestiva necropoli rupestre. Altre testimonianze
di questa Cultura dell'Eneolitico provengono da Luni sul Mignone (Blera)
in località Tre Erici: già nota per le importanti testimonianze del
precedente periodo Neolitico: questa sovrapposizione di strati tra
l'abitato neolitico e quello eneolitico testimonia l'eccezionalità
del rinvenimento e la continuità di insediamento nel tempo: per alcune
località della provincia di Viterbo si può dunque supporre senza timore
di smentite una sostanziale continuità tra la preistoria ed i giorni
nostri.
Il "fossile guida", il simbolo di questa Cultura, è il pugnale a lama
triangolare con costolatura mediana: numerosi esemplari furono prodotti
in Italia centrale ed esportati nell'Europa centrale e meridionale,
soprattutto nella penisola iberica.
Le testimonianze materiali di questa cultura, provenienti soprattutto
da contesti funerari, mostrano una significativa concentrazione geografica
attorno alle zone metallifere dell'Italia centrale tirrenica.
La Cultura di Rinaldone cronologicamente è inquadrabile tra il 1850
ed il 1700 a.C.. L'economia di queste popolazioni era caratterizzata
soprattutto dalla pastorizia, con la trasformazione dei prodotti
caseari e la lavorazione di lana e pelli. Rilevante, anche se non
determinante, l'apporto alimentare dei prodotti agricoli. Si notano
significative affinità culturali con la Cultura di Remedello
(1950-1600 a.C.) legata all'Italia settentrionale e con la Cultura
del Gaudo dell'Italia meridionale. Queste affinità si fanno via
via sempre più accentuate nel corso dell'Età del Bronzo quando, dal
1.400 circa, appare una certa uniformità culturale nell'Italia peninsulare
rappresentata dalla Civiltà Appenninica.